Gran Loggia di Sicilia


Vai ai contenuti

Menu principale:


Solstizio d'Inverno 2015 - Dalle tenebre del baratro

Documenti

Versione italiana

Ad Universi Terrarum Orbis Summi Architecti Gloriam


Ordo ab Chao

Ancient Accepted Scottish Rite
for the Mediterranean
Rosae Crucis Ordo
Mediterranean Jurisdiction

SOLSTIZIO D’INVERNO 2015

Il Rito Scozzese Antico e Accettato per la Giurisdizione del Mediterraneo – Rosae Crucis Ordo Giurisdizione del Mediterraneo, ha celebrato la ricorrenza del Solstizio d’Inverno 2015 in un Convento allo Zenit del Mediterraneo. Hanno preso parte il Corpo Massonico Rituale, i Gran Maestri e i Maestri Venerabili della Mediterranean Grand Lodge, della Gran Loggia Nazionale degli Antichi Massoni d’Italia, della International Mediterranean Grand Lodge, della Gran Loggia Nazionale Italiana Scozzese e della Gran Loggia di Sicilia. A conclusione dei lavori rituali il Supremo Consiglio ha approvato il Documento dal titolo “Dalle tenebre del baratro”.





Document of Supreme Council of the 33rd :. Degree and last grade of the Sovereign Grand Inspector Generalsof the

Ordo ab Chao


Ancient Accepted Scottish Rite
for the Mediterranean
Rosae Crucis Ordo
Mediterranean Jurisdiction





Dalle tenebre del baratro


Alla vigilia di un nuovo anno che già si presenta denso di incognite, molti dubbi sull’opportunità di presentare un documento del Supremo Consiglio dei Grandi Ispettori Generali: il muro di silenzio alzato dai vertici mondiali dell’istituzione massonica su quanto accade a livello globale ha suggerito, però, di proseguire sulla strada tracciata da anni. La realtà che giornalmente viene mostrata da tutti i mezzi d’informazione prospetta scenari apparentemente nuovi che sono, invece, la conseguenza di accadimenti verificatisi in periodi storici lontani e meno lontani nel tempo.
Enunciare proposte, condividerle ma non praticarle ha permesso a chi ha detenuto il potere di raggiungere spietati obiettivi, ad andare avanti ed imporre, senza neanche troppi sforzi, le proprie direttive. Ora non basta più essere le sentinelle a guardia di un avamposto sul caos.
Gli studiosi dei fenomeni sociologici, organizzativi e istituzionali hanno avvertito: in tutto il pianeta, con diverse sfumature, si fa avanti un proposito nefasto, governare con la paura.
La realtà attuale, da un punto di vista geopolitico, appare di difficoltosa lettura, considerate le variabili da collegare e da interpretare.
A partire dalla caduta del muro di Berlino e dalla crisi del blocco comunista, si è sgretolata la visione bipolare del mondo, sostituita progressivamente dal predominio della globalizzazione dei mercati, in un quadro di rapidissima, incontrollata e incontrollabile innovazione tecnologica, con le reti informatiche lanciate in intrecci che spesso perseguono interessi trasversali.
Le tradizionali identità caratterizzanti le aree più sviluppate del pianeta hanno in qualche modo subito un’apparente omologazione fortissima, con il venir meno anche della funzione degli Stati Nazionali, fagocitati in aggregati di natura meramente finanziaria. Hanno subìto trasformazioni epocali Paesi tradizionalmente arretrati, con popolazioni in rapidissimo accrescimento e con esigenze di proporzioni gigantesche. Cina, India, Brasile hanno progressivamente dilatato la presenza sul mercato mondiale, a partire dallo stock immenso di forza lavoro disponibile a basso costo. Acquisire rapidamente e prepotentemente spazi nella divisione internazionale del lavoro in altri periodi storici avrebbe comportato il formarsi di alleanze e il verificarsi di scontri armati. Nel secolo dell’equilibrio del terrore atomico, ciò ha generato una infinita instabilità, con conseguente ricerca spasmodica di equilibri sempre nuovi e provvisori, con l’Occidente immobile e oggetto di aggressioni commerciali e di recriminazioni, trasformato dai conflitti locali in una pentola a pressione, tenuta sotto una minima verifica da organizzazioni come l’O.N.U. o la stessa N.A.T.O che ormai appaiono del tutto inadeguate.
Esigenze legate alle invadenze hanno portato forze circoscritte territorialmente a uno sconsiderato accaparramento di importanti risorse energetiche e materie prime. Gli interessi costituiti e le evidenti politiche delle potenze maggiori nelle loro stesse aree di influenza, hanno provocato destabilizzazione e gli equilibri esistenti sono stati posti in discussione da imprevisti soggetti alla ricerca di nuovi assetti di egemonia. Il nostro secolo appare di conseguenza il tempo della dissoluzione di qualsiasi posizione di predominio e di oscuramento del ruolo tradizionale dell’Occidente, alle prese con una insanabile crisi di identità, in uno scenario in cui vengono riproposte Teocrazie e Oscurantismi di ogni genere. L’Occidente sembra avviarsi al suo disfacimento, predisposto ad annegare nel sangue i suoi tradizionali valori: la democrazia, la libertà, la tolleranza, il rispetto del diverso. L’Occidente decadente sembra avere rinunciato alla difesa della sua civiltà accogliendo sotto la falsa etichetta umanitaria flussi umani disperati, che non sarà in grado di integrare, ma potrà assorbire solo rinnegando i propri valori. L’Occidente sa solo piangere i propri morti, generati in una spirale inarrestabile dalla diffusione del terrorismo, ma è costretto a farlo in maniera sommessa, evitando di affrontare le cause vere del problema.
Queste considerazioni valgono per l’Europa, divenuta esclusivamente una pura astrazione finanziaria, in cui le finalità di pochissimi prevalgono sulla necessità di ritrovare l’orgoglio dell’appartenenza, per reagire a ogni tipo di aggressione. Tutto ciò si manifesta per la strumentale latitanza degli USA, intenzionati a continuare a perseguire nell’immediato ed ovunque i propri scopi, a prescindere dalle conseguenze nefaste delle scelte che compiono. Come unica realtà divergente da questo lassismo rinunciatario e colpevole si pone la Russia di Putin, attore che in questa situazione si mostra determinato in solitario a ricoprire il ruolo di argine alla apparentemente inarrestabile avanzata jihadista. I mutati ruoli stanno ricreando attriti che ricordano i pericolosi anni della guerra fredda, con segmenti diversi di conflitti apparentemente isolati, ma in effetti scopertamente provocati dalle contrapposte esigenze delle grandi potenze.
In definitiva il nostro potrebbe essere indicato come il secolo del caos, della disarticolazione, dei conflitti diffusi e permanenti, della corsa verso l’abisso dell’autodistruzione

Ora si è giunti alla paura della “guerra in casa”, casuale e irregolare, perfetta per ridurre al minimo le interferenze nel governo delle cose. I miti contrattualistici del passato hanno tramandato una concezione della paura che cercava risposte politiche attraverso la scrittura condivisa di patti fondativi. La liberazione della paura stava alla base del contratto che sorreggeva l’adesione alla comunità. Nella paura di oggi, invece, si riscontra un risentimento torvo che ha bisogno di designare un nemico, un colpevole tra noi. La ricerca di capri espiatori è tornata la soluzione più semplice.
In Occidente si alimentano le voci inneggianti a un “nuovo ordine”: forse è questa la spinta alla destabilizzazione che ha fatto precipitare già molti Paesi nel caos. Resta dimenticata l’affermazione di Dag Hammarskjold, “
Merita il potere solo chi ogni giorno lo rende giusto”: chi ha la presunzione di poter governare il caos vuole una società senza anima, né certezze. Così nella opportunistica logica del profitto e dell’accaparramento si effettuano le miopi politiche dell’accumulo indiscriminato delle risorse del pianeta. Così in un parossistico crescendo restano in ginocchio intere popolazioni che vedono stravolti i loro territori.
Questo contesto pone l’ineludibilità di una riflessione che è per noi Massoni la sfida di questi giorni, quella che ci impone l’attuale crisi globale: continuare, non fermarsi. Non lasciarsi coinvolgere dall’emotività provocata dai gravi fatti accaduti negli ultimi mesi in Paesi che gravitano nell’area del Mediterraneo. L’assoluto assenteismo dell’Istituzione massonica mondiale non ci deve indurre all’immobilismo o, cosa ancora peggiore, ad una indifferenza forzata. Le iniziative perpetrate sino a casa nostra dal terrorismo jihadista, frutto di una errata interpretazione dell’Islam certamente non condivisibile e non rispondente alla realtà, ci coinvolgono al pari delle vittime innocenti e devono indurci a un’azione più incisiva, a un’azione che sia in grado di penetrare l’animo degli scettici, dei disillusi, di quanti hanno creduto nei sacri principi dell’Istituzione, nata e comunque vocata verso la ricerca del “bene comune”; proprio in quell’Istituzione mondiale, i cui vertici sembrano avere confinato nel nulla le aspettative di coloro che si sono ritenuti e continuano a ritenersi ancora “Uomini liberi”.
Un fardello enorme pesa sulle nostre spalle, a fronte del vuoto completo che sta caratterizzando la Massoneria dei tempi nostri: continuare il lavoro avviato decenni addietro, raccogliendo le mille e mille radici che ancora affiorano dal terreno arido dell’insipienza, restituendo loro nuova vitalità, affinché tornino a fiorire le speranze di un futuro che non vogliamo considerare perduto.
Una sfida, una missione? Non soltanto: più semplicemente un “Dovere”, il nostro “Dovere”, quello che ci siamo imposto quando è stato creato il R:.S:.A:.A:. – Rosae Crucis Ordo Giurisdizione del Mediterraneo. Eravamo consapevoli sin dall’inizio degli ostacoli che avremmo incontrato nel nostro percorso; avevamo anche previsto che la situazione nell’area del Mediterraneo avrebbe subito una degenerazione senza limiti; avevamo previsto che fratelli della stessa Terra si sarebbero posti gli uni contro gli altri, travolgendo punti di riferimento ritenuti incrollabili. Per quante analisi esatte abbiamo potuto presentare al mondo massonico (e a quello profano, avendo sempre reso visibili e accessibili i nostri documenti) nessuna risposta è giunta, nessun vertice istituzionale ha saputo (o voluto) cogliere il grido d’allarme lanciato. Ora c’è paura: la ferocia terrorista incute paura nel mondo, e pur tuttavia i vertici massonici non danno indicazioni, non suggeriscono soluzioni. Continuano a tacere. Ma il silenzio non è più accettabile, non ci sono alibi che possano giustificare l’assenza di coloro che da sempre avrebbero il dovere inderogabile di operare per il “bene comune”. La nostra Istituzione non è una “consorteria”, né un sodalizio conviviale, né lobby affaristica, ma dal mondo profano generalmente così viene percepita. Ed è comprensibile, dal momento che nessuna iniziativa atta a dimostrare il contrario viene portata avanti.
Anche se può apparire paradossale, da tempo siamo rimasti in pochi sul campo, in una solitudine tragica che, comunque, non ha mai smorzato l’azione: tentare di unire ciò che è sparso e magari confuso. Un’azione che non si è mai fermata, nonostante la lentezza apparente nel raccogliere i frutti.
Ora più che mai va dato corpo e sostanza al “Dovere” di non fermarsi, di proseguire nel lavoro con maggiore vigore, senza lasciarsi fuorviare da eventi che possono peggiorare lo stato delle cose.
Ora più che mai c'è bisogno di un risveglio della coscienza: non basta soltanto riunire ciò che è sparso, se non si ha la consapevolezza che è il momento di arrivare dove gli altri non giungeranno, informando senza mistificare.
E’ nell’area del Mediterraneo – zona franca del caos -, è nell’area del Mediterraneo dove noi viviamo che si gioca il futuro del “bene comune”. Indispensabile ritrovare la ragione del nostro essere. Stabilizzare l’area del Mediterraneo: questo il nostro Compito/Dovere, questo il Compito/Dovere di tutti coloro che si ritengono Uomini Liberi. Questo l’obbiettivo da raggiungere.
Indispensabile dare valore e funzione alla ragione, indispensabile dare valore e funzione alla coscienza, unici baluardi al caos voluto e determinato.
Dalla frantumazione non nasce l’equilibrio. Dalle coalizioni opportunistiche nasce la confusione.
Con l’unione si riacquista l’identità e la
ragione d’essere Massoni: soltanto così si potrà infrangere il muro fra il certo e l’incerto del futuro.


Share |

Torna ai contenuti | Torna al menu