Gran Loggia di Sicilia


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Solstizio d'inverno 2004 - Dal buio alla luce Dalla morte alla rinascita

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SOLSTIZIO D’INVERNO 2004 E:. V:.

BALAUSTRA DEL GRAN MAESTRO
GRAN LOGGIA DI SICILIA

DAL BUIO ALLA LUCE
DALLA MORTE
ALLA RINASCITA

Ci avviamo al quinto anno del Terzo Millennio e molte speranze alimentate alla fine del secolo scorso sono sfiorite, altre ancora sopravvivono, ma appaiono come tenue fiammelle che corrono il rischio di spegnersi, vinte da tempeste impetuose che nulla risparmiano. I positivi cambiamenti che l’Umanità si attendeva con la nuova Era non si sono verificati, i princìpi che continuano a reggere gli Uomini di buona volontà devono essere difesi da eventi che tutto vorrebbero travolgere nel segno di strumentali integralismi. Fin troppo inflazionata, la parola “pace”perde ogni giorno significato e forza: mistificazioni e ambiguità sovrastano i residui tentativi per portare serenità nei luoghi delle guerre note e nei luoghi delle guerre dimenticate, Gli assetti socio-politico-economici sono in un una evoluzione talmente veloce che non è possibile vedere con chiarezza il mutamento in corso. Mentre si cerca con enormi sacrifici di portare la democrazia fra genti che hanno vissuto sotto terribili tirannie, pochi si accorgono dell’attacco che quotidianamente viene sferrato alla Civiltà: ogni giorno si perde qualcosa d’importante, ma nessuno lancia allarmi. C’è chi cerca di mantenere un potere che non ha più ragione d’essere: i parametri di valutazione sono saltati, e pur tuttavia gli egoismi e il pressappochismo permangono radicati, anche se il terreno dove allignano visibilmente si sgretola sempre maggiormente. Apparentemente non c’è voglia di cambiare pagina, tutti sopraffatti dalle necessità del contingente, dalle necessità di una sopravvivenza esistenziale che, in queste condizioni, non può comunque presentare alcuna prospettiva. Ci si illude che “qualcuno” possa essere in grado di frenare questa invadente follia e si delega ad altri, con grande superficialità, l’applicazione dei “doveri” che ogni individuo ha verso se stesso e verso i suoi simili, nell’illusione che questa delega possa essere ben amministrata. Così non è. Il disimpegno individuale o collettivo non ha mai prodotto nulla di positivo, ma provoca inevitabilmente l’imbarbarimento progressivo della società.
In questo scenario, non certo rassicurante, c’è la nostra presenza: una presenza attiva con diverse funzioni. Siamo da una parte le attente “sentinelle” che segnalano i pericoli incombenti; dall’altra parte siamo i“custodi” di valori che in molti vorrebbero cancellare; dall’altra parte, ancora, siamo coloro che, nella mai interrotta linea di coerenza e costanza, tracciamo programmi per coloro che sono animati, nonostante tutto, di uno spirito di rivalsa mirato a riequilibrare gli scompensi che si vengono a determinare continuamente.
Appare evidente, dunque, che non possiamo limitarci ad operare affinché nell’oggi i conti tornino, tenuto conto che nell’attimo in cui possiamo adoperarci per frenare un qualsiasi evento negativo, l’evento stesso è stato già superato da nuovi accadimenti probabilmente più gravi e pesanti. Il nostro lavoro, quindi, è proiettato in avanti, molto in avanti affinché tutti noi possiamo essere pronti ad alzare i necessari e indispensabili baluardi per bloccare la marea che sale, che tende a coprire ogni cosa al suo passaggio.
Non è lavoro facile, il nostro; è un lavoro che, spesso, non è compreso da tutti perché difficilmente accessibile se non si hanno, come bagaglio personale e collettivo, esperienze vissute e conoscenza, tanta conoscenza intesa non solo come livello culturale ma, soprattutto, intesa come massa di informazione raccolta, analizzata e catalogata sistematicamente nel corso degli anni.
Noi ci muoviamo dal passato al futuro per vivere il presente cercando di portare beneficio a quella Umanità alla quale noi ci rivolgiamo per proteggerla dai mali visibili e occulti. Non possiamo ignorare che l’Uomo è sempre in cerca di opportunità, a qualsiasi livello, nel bene e nel male. Anche noi cerchiamo “opportunità”, ma è il senso dei valori di cui siamo portatori che ci distingue da quanti agiscono egoisticamente, alla perenne ricerca o al mantenimento di un potere teso esclusivamente a sovrastare il proprio simile, a ricavare un utile personale o di casta. Là dove esiste la sofferenza dell’Uomo provocata dall’uomo, la Massoneria ha agito per cambiare quel mondo di solitudine, di dolore, di povertà e di oppressione che, spesso, per tanti popoli ha significato una vita d’inferno. L’universalità della Massoneria ci permette di osservare ciò che ci circonda senza limiti, senza confini e senza frontiere.
I tempi che viviamo richiedono chiarezza di idee e capacità di percepire i segnali che esprimono le attese (consce e inconsce) degli Uomini, perché sono le più autentiche generatrice del malessere complessivo che viene strumentalizzato per accrescere gli odi, per opporre tutto contro tutti, in un clima di profonda degenerazione. Quando queste attese si identificano con bisogni materiali insopprimibili e legittimi desideri d libertà e di democrazia, se non trovano vie di sbocco provocano pericolose radicalizzazioni difficili da governare. Quando sulla solidarietà prevale l’arbitrio e l’arroganza, il margine che resta alla speranza di un cambiamento positivo si restringe paurosamente. Le lacerazioni esistenti all’interno di molti Stati forse possono ancora essere ricucite, ma è necessario riportare ad ogni passo l’uso della ragione; è necessario ripristinare le regole di una civile convivenza. Viviamo un periodo di profonda insicurezza e di incertezza, dobbiamo ridare la fiducia nel domani.
I buoni propositi non sono più sufficienti: al tempo delle utopie dobbiamo contrapporre il tempo delle azioni concrete: fare ciò che è possibile e anche di più, assumendo a livello individuale e collettivo ogni responsabilità che i nostri ruoli comportano: è la funzione che noi, tutti noi appartenenti al R:.S:.A:.A:. dobbiamo assolvere con impegno e sacrificio.

Celebrando questo Solstizio d’Inverno nel solco della millenaria tradizione ricordiamo il suo simbolismo. In un antichissimo rituale si legge: “Il Sole, simbolo visibile dello spirito, si è ritirato nelle caverne del Settentrione. Le giornate si sono accorciate e allungate le notti. Il dolore è nelle nostre anime perché il Sole è calore, è vita, è luce.nostro dolore è temperato dalla certezza che il Sole, dopo la sua annuale discesa agli Inferi, risalirà allo Zenit della nostra coscienza. Così lo spirito dell’Uomo, dopo aver dormito nella misteriosa tomba di Saturno, vegliato dai neri corvi della morte, risorgerà a nuova vita. E’ proprio in questa fase di solitudine e di tristezza che l’Uomo deve riaffermare la sua indipendenza. Dal buio alla Luce, dalla morte alla Rinascita: le tenebre saranno sconfitte”.

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