Gran Loggia di Sicilia


Vai ai contenuti

Menu principale:


Solstizio d'inverno 2003 - Pace patrimonio comune da difendere

Documenti

SOLSTIZIO D’INVERNO 2003

Il Rito Scozzese Antico e Accettato per la Giurisdizione Italiana ha celebrato la ricorrenza del Solstizio d’Inverno affrontando la tematica “Pace e Terrorismo”. Alla iniziativa hanno preso parte la International Mediterranean Grand Lodge, la Gran Loggia del Mediterraneo, la Gran Loggia di Sicilia e la Gran Loggia d’Italia della Massoneria Universale.


BALAUSTRA DEL GRAN MAESTRO
GRAN LOGGIA DI SICILIA

PACE PATRIMONIO COMUNEDA DIFENDERE

“Il terrorismo è una guerra contro la civiltà moderna e l’Umanità. Preghiamo perché sia estirpato insieme a tutte le guerre che insanguinano il mondo e di cui non si parla. La pace non viene da sola: la invochiamo da Dio come dono, ma dobbiamo anche costruirla e, a volte, dobbiamo costruirla anche con sacrificio. Ci vuole un impegno perseverante e coraggioso, e spesso anche un impegno rischioso”. Carissimi Fratelli, le parole che ho pronunciate non sono mie. Queste parole, queste frasi costituiscono la base dell’omelia del cardinale di Firenze Ennio Antonelli, nella messa per la celebrazione della Virgo Fidelis, patrona dei Carabinieri, il mese scorso, subito dopo l’attentato a Nassiriya, in Iraq.
Non è la prima volta che alti esponenti della Chiesa prendono nette e inequivocabili posizioni sulla delicata questione della pace e del terrorismo; una questione che sembra dividere il mondo politico che tende ad assumere, comunque, determinazioni ambigue e contrastanti. In compenso, la Massoneria – in special modo quella italiana – tace, non si esprime, come se fosse un corpo estraneo alla collettività, capace solo di estraniarsi e stare sull’Aventino.
Noi non siamo Santi, né preti, e non abbiamo un pulpito, in una chiesa, dal quale trasmettere ai fedeli un qualsiasi “messaggio”. Non siamo sacerdoti che impartiscono benedizioni, o assolvono dai peccati all’interno di un confessionale coloro che sbagliano. Noi da laici, ognuno con la propria fede, crediamo in una Entità Suprema, il Grande Architetto dell’Universo, e abbiamo giurato di porci al servizio dell’Umanità e della Patria in nome della Libertà, della Fratellanza e Eguaglianza. Abbiamo giurato, altresì, di combattere la tirannia, sotto qualsiasi forma essa si presenti. Ma la Massoneria di fronte ad avvenimenti che stanno sconvolgendo il mondo, tace. E’ come se la Massoneria stesse abdicando al suo ruolo. Siamo colpevoli del peccato di “indifferenza” verso ciò che ci circonda: non ci scuotono le bombe, né le ingiustizie. Magari ci riempiamo la bocca della parola “pace”, senza però muovere un solo dito per difendere quel che c’è da difendere, o per costruire quel che c’è da costruire, che è tanto.
Non è questa la sede per effettuare un’approfondita analisi sul perché dell’immobilismo della Massoneria in riferimento ai fatti quotidiani: ci limitiamo a denunciare questo stato di cose, per dire, soprattutto, che è necessario uscire dagli equivoci e dalla condizione di comodo opportunismo, aspettando (o sperando) che altri facciano ciò che noi stessi non siamo disposti a fare.
Sicuramente, denunciamo pure la mancata assunzione di responsabilità verso una società che, noi Massoni, dovremmo essere in grado di indirizzare nel Bene comune dell’Umanità intera.Nella ricorrenza del Solstizio d’Inverno, quando il sole, disceso al suo ultimo grado di abbassamento, sembra morire e spegnersi vinto dalle tenebre, desidero rammentare un passo della Dichiarazione di Principi, approvata dal Convento dei Supremi Consigli Confederali riuniti a Losanna nel settembre del 1875: “Per innalzare l’Uomo ai suoi occhi, per renderlo degno della sua missione sulla terra, la Massoneria pone come principio che il Creatore supremo ha dato all’Uomo come il Bene più prezioso, la Libertà. La Libertà, patrimonio dell’Umanità tutta intera, raggio così luminoso che nessun potere ha il diritto di spegnere o di offuscare, che è la fonte di ogni sentimento d’onore e di dignità”.
Questo Bene prezioso, che è di tutti, viene aggredito: tante guerre nel mondo, poche, pochissime quelle conosciute, la maggior parte consumate contro popolazioni inermi che vengono immolate senza che una parola venga spesa dai mass media, perché non “fanno notizia”. Il perché quei morti senza nome ogni giorno in vari angoli del mondo riempiono fosse comuni non interessa a nessuno.
Don Beniamino Natale, parroco della chiesa di Santa Maria dell’Arco a Pontepersica, a Castellammare di Stabia, all’indomani della strage di carabinieri, soldati e civili italiani, ha esposto da una finestra della sua parrocchia due bandiere: il vessillo degli Stati Uniti e il Tricolore: “Non ne possiamo più di gente che espone l’arcobaleno della pace e che marcia in cortei sotto i vessilli rossi. Vogliamo la pace, ma quella autentica, frutto della giustizia”, ha dichiarato. Don Beniamino Natale è stato ritenuto subito un “prete fascista”. Le opinioni devono essere a senso unico, in caso contrario c’è anche il rischio di essere additati come reazionari o guerrafondai.
E’ vero che ogni medaglia ha due facce diseguali, ed è appunto per questo che uno dei principi della Massoneria è la tolleranza. Purtroppo, anche la tolleranza oggi è a senso unico.
Non vogliamo perderci o (ancor peggio) dietro le parole, spesso facile tentazione per non arrivare al concreto.
Ricordiamo che avevamo previsto lo scenario attuale con molti anni di anticipo, e che uno dei motivi della costituzione della Gran Loggia di Sicilia e della Gran Loggia del Mediterraneo era quello di incidere nella realtà di questa area, epicentro di conflittualità che si è enormemente allargato. Siamo stati in grado di dimostrare la centralità e la indispensabilità della Sicilia in un qualsiasi movimento – positivo o negativo – all’interno dell’istituzione massonica nazionale. Non ci arroghiamo diritti che non ci appartengono, ma sicuramente vogliamo imporre la volontà di essere protagonisti del destino che riguarda il futuro dell’istituzione e della società in cui essa agisce. Con altrettanta franchezza abbiamo messo in evidenza i pericoli cui si andava incontro.
Nella “lettera aperta a tutti gli Uomini Liberi”, inviata a migliaia e migliaia di Massoni in tutto il mondo, nel lontano 1996, scrivevamo: “All’interno di ogni popolo nuove differenze e nuove discriminazioni sopravvengono a emarginare troppi esseri umani. Rinascono e si diffondono antichi e mai sopiti integralismi propinatori di “verità” affermate al calore di rinnovati e devastanti roghi”. A fronte di questi pericoli – l’11 settembre del 2001, giorno dell’attentato negli Stati Uniti, era ancora molto lontano – individuavamo nel Mediterraneo un “mare di pace, luogo in cui possa maturare la tendenza a far prevalere ciò che unisce in uno spirito di Fratellanza universale”. E’ vero, i tempi sono mutati, le situazioni globali si sono deteriorate forse al limite della rottura. I presupposti, però, siamo convinti che restano validi. Il nostro cammino, pertanto, prosegue sulla stessa linea, ma al nostro bagaglio si deve aggiungere la consapevolezza di una “scelta”: tra l’acquiescenza verso chi sostiene che la “pace” possa essere raggiunta solo manifestando nei cortei (di parte e che non costano altro che l’investimento di qualche ora di tempo), l’esposizione da una finestra di una bandiera arcobalenata (che costa ancor meno), o tra l’assunzione della responsabilità di un impegno che non si limiti alla semplice enunciazione di un principio. Per Noi la scelta è chiara.
Non è tempo di sofismi: se le aree di pericolo si allargano sino alla soglia di casa nostra, a chi ci aggredisce non possiamo offrire un ramo d’ulivo. Ci ritroveremmo egualmente spiaccicati in pezzi sul pavimento di casa e il nostro, eventuale, sacrificio non sarebbe servito a nulla. Al fanatismo non si può rispondere con un invito a prendersi una fumante tazza di the per discutere sul sesso degli angeli. La Pace, la Libertà, la Giustizia vanno difese.
Siamo Massoni e dobbiamo avere la capacità di trovare gli strumenti idonei per aprire un dialogo con quanti vogliono costruire un futuro rigenerato dallo spirito della Fratellanza. Contemporaneamente dobbiamo supportare gli sforzi che compiono tutti coloro che in vari Paesi del mondo dove la popolazione è oppressa dalla tirannia, si stanno adoperando, con sacrificio, per riportare la democrazia e condizioni di vivibilità accettabili. Dobbiamo, dunque, supportare (come, si vedrà) le Forze di pace dell’Onu; dobbiamo essere vicini a quanti (anche con l’uso delle armi) vogliono portare e mantenere la Libertà e la Giustizia nei Paesi che Libertà e Giustizia non hanno.
C’è la necessità che la Massoneria italiana faccia sentire la sua voce. Sappiamo bene che le Gran Logge cosiddette storiche non lo faranno. Resta, pertanto, la nostra parte di assunzione di responsabilità e di azione.

Per quanto ci concerne, studieremo i sistemi adeguati affinché le Gran Logge dei Paesi del Mediterraneo possano incontrarsi e, in un dialogo aperto, confrontarsi e trovare percorsi comuni per costruire insieme la “base” di una pace futura, di una “pace” che oggi, realisticamente, appare soltanto utopia. I Massoni, per loro natura, non sono pessimisti: sanno essere operativi rimanendo nel solco della tradizione millenaria.

Share |

Torna ai contenuti | Torna al menu