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Solstizio d'inverno 2001 - La salvaguardia della natura

Documenti

SOLSTIZIO D’INVERNO 2001

DOCUMENTO DEL SUPREMO CONSIGLIO
del R
:. S :. A :. A :. Giurisdizione Italiana

LA SALVAGUARDIA
DELLA NATURA

Albore del Terzo Millennio, Anno 2001: la velocità degli eventi storici scandisce il passo dell’Uomo. L’evoluzione tecnologica ha assunto, in questi ultimi anni, un andamento in avanti esponenziale, inarrestabile, forse non controllabile.
Il Grande Architetto dell’Universo, che ha determinato l’esplosione della vita in tutte le sue forme, ha progettato una dimensione naturale dove l’uomo potesse vivere in armonia con gli altri esseri viventi, inserito nelle meraviglie della natura. La dimensione dell’uomo è integrata nello spazio, e ne è completamente dipendente: la dimensione dell’uomo si chiama Terra. Terra, in piccolo microcosmo di un Universo che appare infinito, immenso che si contrappone al “piccolo”. Ad oggi, la dimensione dell’uomo sfugge a quell’universo che appare infinito, poiché non ha dimensione “umana” e sfugge alla razionalità, pur essendo “reale”.
Avere la consapevolezza della realtà di ciò che appare infinito, senza poterne comprendere razionalmente l’esistenza, la consistenza e conformazione, pone inevitabili limiti all’uomo. “Tutto ciò che è reale è razionale, tutto ciò che è razionale, è reale”, ma si riuscirà a razionalizzare l’indiscussa realtà di ciò che appare infinito?
All’uomo sono stati posti degli steccati che non è consentito oltrepassare, ma la storia è un fluire e l’evoluzione tecnologica va di pari passo con essa. Ciò che la mente umana è riuscita a progettare ed attuare nel corso dei secoli è frutto di evoluzione: l’intuizione della logica delle cose della natura è alla base delle grandi scoperte, ed il fine di queste scoperte non sempre concorda con l’etica della vita dell’uomo e dei popoli. Ma questa evoluzione resta, comunque, ben poca cosa rispetto alla dimensione di ciò che appare infinito, rispetto alla dimensione di ciò che si sconosce.
Sotto il dettame del libero arbitrio spesso si è cercato di violare le regole, i “limiti” degli steccati posti dalle leggi naturali, tante volte si è cercato di violare le dimenzioni reali ed irrazionali di ciò che appare come infinito. Troppe volte. La tendenza dell’uomo è porsi al centro dell’universo, quasi a sfidare o a sostituirsi al Grande Architetto, a erigersi a giudice del bene e del male, l’uomo illuso della propria autosufficienza e del proprio arbitrio. Tecnologia ed etica non sempre sono andate di pari passo, gli sviluppi tecnologici spesso non hanno rispettato i confini posti dalle regole dell’etica e della morale. Lo sviluppo della conoscenza, lo sviluppo della scienza biologica, hanno portato l’uomo ad intuizioni e scoperte, ad evoluzioni tecnologiche il cui fine non sempre è stato indirizzato al miglioramento dell’individuo e dell’Umanità, ma spesso è stato destinato alla distruzione, alla morte, alla prevaricazione degli uni sugli altri.
Nell’evoluzione storica del progresso, dagli albori del mondo, l’uomo si è prodigato nello studio di ciò che lo circonda, dall’astrologia alla geografia, dalla fisica alla chimica, dalla matematica alla biologia umana, cercando costantemente di superare i limiti che gli sono stati imposti. L’uomo non si è arreso ed ha costruito, proiettandosi in avanti nei campi inesplorati.
Anche in medicina l’uomo ha dilatato i confini della scienza nota, con lo scopo di portare beneficio all’Umanità, ma da quando il suo sapere lo ha portato ad aprire lo scrigno del DNA, incominciando a conoscere l’infinitamente piccolo, ha la tentazione di erigersi a gestore della Naturam, ritenendosi in grado di modificare o “creare” modelli nuovi o diversi dall’originale. L’uomo dimentica che bisogna essere perfettamente coscienti e consapevoli che ogni nuovo passo della scienza nasconde insidie.
Non siamo padroni della Natura: essa è a nostra disposizione, ma non ne possiamo mutare le leggi che la regolano, non possiamo cambiare i “modelli” poiché sono le pietre miliari che garantiscono gli equilibri della vita e dell’Universo.
E’ bene che l’uomo si fermi a controllare i propri limiti e riconoscere i confini inviolabili dell’Essere e della Natura. E’ bene che l’uomo ritrovi la sua dimensione, quella di “soggetto” destinato a vivere nell’Universo.
Se vogliamo tutelare l’oggi e il domani dobbiamo determinare le condizioni di un Nuovo Eco Bio Umanesimo, inteso come ritorno all’Uomo come individuo pensante e consapevole dei confini invalicabili: come individuo consapevole di ciò che gli appartiene e di ciò che non gli appartiene, in caso contrario si cadrebbe nella follia di equilibri “modificati” oltre i quali c’è un ignoto colmo di incognite.

“…Il male che gli uomini fanno vive dopo di essi, il bene è spesso sotterrato con le loro ossa..” (William Shakespeare).

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