Gran Loggia di Sicilia


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Solstizio d'Estate 2016 - Costruire oggi per preparare il domani

Documenti

Versione italiana

Ad Universi Terrarum Orbis Summi Architecti Gloriam


Ordo ab Chao

Ancient Accepted Scottish Rite
for the Mediterranean
Rosae Crucis Ordo
Mediterranean Jurisdiction

SOLSTIZIO D’ESTATE 2016

Il Rito Scozzese Antico e Accettato per la Giurisdizione del Mediterraneo - Rosae Crucis Ordo Giurisdizione del Mediterraneo, ha celebrato la ricorrenza del Solstizio d'Estate 2016 in un Convento allo Zenit del Mediterraneo. Hanno preso parte il Corpo Massonico Rituale, i Gran Maestri e i Maestri Venerabili della Mediterranean Grand Lodge, della Gran Loggia Nazionale degli Antichi Massoni d'Italia, della Mediterranean International Grand Lodge, della Gran Loggia Nazionale Italiana Scozzese e della Gran Loggia di Sicilia. A conclusione dei lavori rituali il Supremo Consiglio ha approvato il Documento dal titolo "Costruire oggi per preparare il domani"

Ordo ab Chao



Solstizio d'Estate 2016. Documento del Supremo Consiglio del 33°:. ed Ultimo Grado dei Sovrani Grandi Ispettori generali del




Ancient Accepted Scottish Rite
for the Mediterranean
Rosae Crucis Ordo
Mediterranean Jurisdiction





Costruire oggi per preparare il domani


Non è facile parlare in questo momento storico della Massoneria Universale: da tempo, purtroppo, si sono offuscati i caratteri della sua Universalità, i segni di quella Identità Unica che ha caratterizzato nei secoli precedenti l’operato dei Massoni nella ricerca del vero, nella ricerca del Bene comune.
Negli ultimi decenni un lento processo disgregativo favorito dalla mancanza di indirizzo, l’assenza di linee-guida da parte dei Vertici mondiali del Rito Scozzese Antico e Accettato, ha determinato uno stato di confusione programmatica nei vari Corpi Rituali esistenti, i quali, alla fine, si sono ritrovati senza reali punti di riferimento e sembrano vocati ad una infinita frammentazione. Una situazione da noi avvertita nei primi anni del Terzo Millennio e che ha portato, come inevitabile conseguenza, nel febbraio del 2010 alla costituzione a Malta del Rito Scozzese Antico e Accettato - Rosae Crucis Ordo, Giurisdizione del Mediterraneo. Poteva essere considerato un atto velleitario, ma è stato ed è ancora da considerare un atto di grande responsabilità: una necessità, l’avere voluto determinare una prospettiva gettando le basi di una
Casa Madre Comune per tutti i Massoni dei Paesi dell’area del Mediterraneo. I noti avvenimenti profani, tragicamente susseguiti negli ultimi anni ci hanno dimostrato che la strada sulla quale ci siamo avviati era la sola possibile.
A distanza di anni le nostre energie si sono rafforzate: grazie al lavoro svolto, uniamo Fratelli che condividono questo percorso non soltanto come Rito, ma anche come Ordine, avendo creato contemporaneamente anche la struttura adeguata, il Grande Oriente del Mediterraneo. Ciò che abbiamo fatto non è cosa di poco conto: siamo riusciti a definire gli strumenti indispensabili per unire – pur mantenendo integre le singole autonomie – Fratelli che appartengono sì a Comunioni diverse, ma con una radice comune, lo Scozzesismo, nel significato più sublime e ampio.
Ora occorre accrescere efficacia aggregativa nel Dialogo che si intraprende sia con i Corpi Rituali, sia con le Gran Logge esistenti nell’area del Mediterraneo.
Il nostro è stato un atto di fede, un indispensabile momento propedeutico, la posa delle fondamenta per la costruzione del Tempio, che abbiamo definito Casa Madre Comune dove ci si incontra e non ci si scontra e si lavora in armonia per raggiungere obbiettivi condivisi nel mondo istituzionale e da proiettare nel mondo profano per raggiungere la meta finale, il Bene dell’Umanità.
Se guardiamo la realtà ci accorgiamo che quasi tutti i Paesi del bacino del Mediterraneo sono squassati da lacerazioni interne e guerre, con il pressante e costante pericolo del terrorismo.
Tutto ciò che è accaduto negli ultimi anni lo abbiamo previsto e denunciato attraverso i Documenti espressi dal nostro Supremo Consiglio e resi di pubblico dominio su internet. Una Voce isolata la nostra, in quanto nulla di nulla è stato espresso dalla Massoneria mondiale. Tutto ciò oggi non basta.
Coscienti che non saranno le guerre che potranno portare la Pace, coscienti che i mezzi adoperati dalla politica poco o niente saranno in grado di risolvere, siamo convinti che la nostra Istituzione possa essere in grado di determinare una
Svolta e dal Caos che si riscontra adesso, risalire all’Ordine.
Ciò sarà possibile se si riuscirà a Costruire quel
Dialogo che nessuno ha voluto mai aprire, o ha tentato di aprire, con i Fratelli del Mediterraneo, ai quali bisogna riconoscere le stesse necessità che noi avvertiamo.
Oggi abbiamo bisogno di una nuova stagione per uscire dalle secche dell’immobilismo e dell’indifferenza, fattori che facilmente possono coinvolgere ognuno di noi, viste le condizioni nelle quali ci si ritrova a livello individuale e collettivo. Deve essere la Ragione a guidarci e non l’improvvisazione: dobbiamo essere interpreti e protagonisti di iniziative in grado di determinare la Svolta.
Non a caso abbiamo scelto Malta come sede-cardine della
progettualità dell’Unire e Raccogliere ciò che è sparso o racchiuso esclusivamente nel proprio alveo. Malta come centro del Mediterraneo, la Sicilia e Roma come “porte” dell’Europa.
Come sancito nei nostri Atti Costitutivi, l’obiettivo, diventato oggi impellente, è intrecciare e consolidare i rapporti con le Comunità Massoniche del Mediterraneo:
se vogliamo che esista un domani.
E’ su questa direttiva che il Supremo Consiglio si muoverà, avvalendosi di tutte le energie disponibili.
Come fine ultimo e come imperativo categorico si afferma:
occorre ridare Identità e Dignità alla Massoneria Universale. E il segnale parte da ciò che abbiamo saputo costruire e dalla volontà di proseguire subito senza rimandare al domani, perché non c’è domani se non si supera l’oggi. Enunciare, condividere ma non praticare è la prima via per consentire ad altri, con altri obbiettivi, di andare avanti e imporre, senza neanche troppi sforzi, le proprie direttive nel mondo.

Al di là dei nostri intendimenti programmatici la nostra attenzione deve essere volta alle condizioni dei Paesi del Mediterraneo, nella realtà che vivono quotidianamente.

E’ necessario riflettere sul rapporto Islam-Europa, sulle diverse identità culturali, e sul ruolo dirompente delle migrazioni. Si tratta di questioni di importanza vitale per il presente e il futuro della civiltà europea, del nostro modo di vivere, della democrazia, della libertà di pensiero. Il dilagare delle tante presenze islamiche nei Paesi del Continente, certamente galvanizzato dalle ricorrenti generosissime e non disinteressate donazioni provenienti dai regimi arabi, sta creando una gamma infinita di problematiche di relazione tra diversità confliggenti, convivenze forzate incompatibili, fossati difficili da colmare. Il pericolo non è l’Islam ma coloro che l’Islam usano come strumento di politica spregiudicata e azione aggressiva, dirompente e destabilizzante. L’Islam non può essere identificato con il terrorismo jiadista, ma è su questa spinta che vengono giocati gli equivoci nei quali è facile cadere, ed è contemporaneamente in nome della strumentale “difesa” dell’Islam che si giocano partite politiche invadenti e mistificanti.

Occorre, dunque, riflettere sul significato delle politiche dissennate di accoglienza indiscriminata e incontrollata dei migranti/profughi che non portano alla sbandierata integrazione fra culture diverse, ma ad una strisciante sottomissione della cultura europea ad un nuovo medioevo islamico pilotato e imposto da forze sconosciute. E in merito Noi vorremmo tenere conto del denominatore comune dei tanti segmenti che stanno caratterizzando quello che si vuole intendere come il mondo islamico odierno: quello della “conquista”, del trionfo sugli infedeli, dell’annullamento della laicità dello Stato, della legittimazione del potere politico attraverso l’identificazione con il potere religioso, in una teocrazia senza aperture possibili. Se questo fosse veramente lo scenario che si sta costruendo, parlare dell’Islam equivarrebbe a evidenziarne la totale incompatibilità dell’Islam con la civiltà occidentale. Ma così non è, o non dovrebbe essere. Le “civiltà” si incontrano e si confrontano nel rispetto delle loro
diversità: lo “scontro” equivale a supremazia dell’uno sugli altri e ciò non è accettabile e non si può rimanere indifferenti.dovrebbe comprendere che il problema non è l’Islam, ma la sua presunta vocazione universale a imporre una pseudo morale individuale. Riteniamo che in questo momento storico l’Europa non sia “pronta” all’integrazione così come viene presentata: alla convivenza forse, ma con condizioni regolamentate. E non è questione di tolleranza. Basti considerare, appunto, la questione immigrazione/profughi che ancora non si vuole comprendere nella sua effettiva natura e nella sua reale dimensione, e della quale non si conoscono le “vere” origini, preferendo ipocritamente adagiarsi su termini come accoglienza e solidarietà per coprire una situazione pericolosa e prossima a degenerare. L’Europa non è il nuovo mondo di Colombo, i migranti sì, è vero, fuggono dalle guerre ma da Paesi che sono ricchi e dai quali l’Occidente dipende per le fonti energetiche. La ricchezza sta in quei Paesi dai quali i migranti fuggono: un paradosso, se si considerano le attuali instabili condizioni socioeconomiche dell’Europa.comprendere gli indirizzi che Papa Francesco sta dando alla Cristianità nel rapporto con la religione Islamica e in riferimento alla forzata adozione di un “multiculturalismo” che può portare a una “decristianizzazione” complessiva. Oggi, il Cristianesimo appare marginale e irrilevante in Europa. La religione affronta una appariscente sfida islamica demografica e ideologica, mentre i membri delle comunità ebraiche dopo Auschwitz fuggono dal nuovo antisemitismo. In simili circostanze, una sintesi tra il Vecchio Continente e l'Islam come parte contrapposta sarebbe una rinuncia della pretesa dell'Europa di avere un domani. Bisogna comprendere pienamente cosa significhi il mancato impegno del Pontefice a denunciare il terribile destino dei cristiani in Medio Oriente: Papa Francesco non chiama mai per nome i responsabili delle violenze contro i cristiani e non pronuncia mai la parola "Islam". Egli raccomanda di accogliere i migranti, ma ignora che queste ondate migratorie incontrollate stanno trasformando l'Europa, a poco a poco, in una colonia di un Califfato senza patria. Il terremoto in corso nella Chiesa va letto all' interno di un complicato scontro geopolitico e ideologico planetario. Uno scontro dove si intravedono, o meglio, si “intuiscono” i protagonisti che lo promuovono. Quindi si dovrebbe riflettere sulle finalità dei potentati economici che periodicamente si riuniscono (vedi Club Bilderberg) per assoggettare alle loro regole l’intero mondo in nome di un Nuovo Ordine, dopo, ovviamente, avere determinato il caos. Come da più parti viene rilevato, nello “scontro” c' è anche la chiave per capire i fatti politici degli ultimi anni: l'egemonia tedesca della Ue; la criminalizzazione e l'isolamento di Putin; il tumulto per la Brexit. Tutti contorni di una guerra non convenzionale che emergono ora grazie al tramonto di Obama, all'irrompere dei cosiddetti “populismi” che in Europa sono nati per reazione alla Ue tecnocratica (tedesca) e a seguito del terremoto rappresentato dal successo di Trump, un corpo estraneo per la Casta americana, fatta di Democratici, di Wall Street e (alcuni) Repubblicani. dare spazio all’analisi sulla condizione dei Paesi del Mediterraneo, dopo le presunte “primavere arabe”; si dovrebbe parlare dei Protocolli sottoscritti e mai applicati, come quelli di Barcellona del 1975 e del 1995, quest’ultimo noto come Partenariato Euro Mediterraneo che si prefiggeva la creazione di una politica per garantire la sicurezza e la stabilità della regione mediterranea, anche attraverso la scrittura di una Carta per la stabilità e la sicurezza del Mediterraneo; dovremmo parlare del mancato sviluppo economico della regione mediterranea, e la creazione di uno scambio culturale costante e forte fra le società civili dei Paesi membri, tutti presupposti di un Mediterraneo mare di pace. Processi avviati che non hanno avuto sbocco in quanto non funzionali agli interessi di multinazionali e di gruppi di potere economico, che probabilmente perseguono l’obbiettivo della distruzione dell’Europa proprio attraverso la penetrazione di un Islam, sotto le ingannevoli spoglie della globalizzazione, del multiculturalismo e della pace mondiale, e impedire che si saldi la storica alleanza fra Europa e Russia.
Condividendo queste riflessioni è possibile trovare un momento d’incontro e, uniti, affrontare una situazione che diventa ogni giorno più tragica. Dialogando con unità d’intenti forse si potrà trovare una soluzione ed agire di conseguenza.



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