Gran Loggia di Sicilia


Vai ai contenuti

Menu principale:


Solstizio d'estate 2012 - Nunc est tempus mutare

Documenti

MASSONERIA UNIVERSALE
Ad Universi Terrarum Orbis Summi Architecti Gloriam

Ordo ab Chao

RITO SCOZZESE ANTICO E ACCETTATO
GIURISDIZIONE DEL MEDITERRANEO
ROSAE CRUCIS ORDO
GIURISDIZIONE DEL MEDITERRANEO



SOLSTIZIO D’ESTATE 2012

Il Rito Scozzese Antico e Accettato – Rosae Crucis Ordo, per la Giurisdizione del Mediterraneo, ha celebrato allo Zenit di Malta la ricorrenza del Solstizio d’Estate alla presenza del Corpo rituale, dei Gran Maestri e dei Maestri Venerabili della Gran Loggia di Sicilia, della Gran Loggia del Mediterraneo, della International Mediterranean Grand Lodge, della Gran Loggia Nazionale degli Antichi Massoni d’Italia, della Female International Grand Lodge.


Document of Supreme Council of the 33rd :. degree and last grade of the Sovereign Grand Inspector Generals of the ANCIENT ACCEPTED SCOTTISH RITE
for the Mediterranean Jurisdiction



nunc est tempus mutare



Cari Fratelli,
acque chiare continuano a sgorgare da questa Fonte della Sapienza Massonica.
L’Uomo continua a percorrere il Suo “novo itinere” lungo la strada della Conoscenza e della Saggezza che Lo condurranno verso una sempre maggior Perfezione alla Gloria del Grande Architetto dell’Universo. Ma venti potenti si sono alzati e addensano grandi nubi non più all’orizzonte, ma sopra le Nostre teste. Adesso è tempo di cambiare, di mutare l’Ordine delle cose stabilito da poteri tecnocratici che hanno preso il sopravvento, mentre Noi Massoni eravamo intenti a dividerci e ad ascoltare le sirene dell’esasperato Razionalismo e del profitto a tutti i costi; figli degenere, questi ultimi, dell’Illuminismo. L’età dei Lumi ha strappato l’Occidente dall’oscurantismo scientifico e confessionale dell’Inquisizione, ma non l’ha condotto verso una nuova condizione spirituale universale, emarginando tale concetto in un’artificiosa etichetta laicistica.
Senza rinnegare nulla dei principî fondanti della Massoneria, siamo nel contempo consapevoli che il cambiamento è necessario al fine di permettere il dialogo fra i Liberi Muratori e tutti coloro che si adoperano per riportare nel cuore dei popoli quella Spiritualità che sembra essersi profondamente assopita. Noi non siamo zattera che si lascia trainare sul calmo mare dell’accondiscendenza. Siamo invece veliero che va incontro audacemente per navigare fianco a fianco con tutte le navi che trasportano uomini di buona volontà.
L’Uomo oggi naviga nel caos. Come secoli fa, sta nascendo una nuova visione del mondo che solo alcune Officine sono in grado di percepire e di elaborare, mentre sono troppe quelle che proseguono nei loro architettonici lavori volgendo lo sguardo al passato, a grandezze ormai lontane e al rimpianto di tempi in cui la Massoneria era al timone di molte nazioni.
La Massoneria, all’epoca dei Lumi, si fondò sui concetti ideali di “ragione laica”, “progresso” e “cosmopolitismo”: un nuovo Ordine universale con un linguaggio simbolico riconosciuto e unificante, in vista del perfezionamento dell’intera Umanità.
Ma nessuno può negare che l’emancipazione dell’uomo si compia giornalmente congiuntamente alla violenza e all’oppressione. Fattori, questi ultimi, che si affinano sempre più nel tempo e che oggi raggiungono raffinate e diaboliche performance. Così il vecchio capitalismo si è trasformato in una mera “gestione amministrativa” dei mercati mondiali, scrollandosi da dosso il colore politico e mimetizzandosi per evitare di fungere da bersaglio ideologico. “La ragione” (il sacro fine dei filosofi illuministi) si è trasformata in mezzo e, secolarizzandosi, conserva i tratti di quella mitologia da cui voleva separarsi; cioè il concetto medievale che la ragione garantisca soltanto la coerenza interna delle proposizioni che costituiscono il ragionamento, ma non può condurre in alcun modo alla verità dei principî primi.“La ragione”, divenuta strumentale, trasforma l’uomo in “cosa” e si rivolta contro se stessa, negando l’Uomo in quanto persona e rappresentante della “ragione” stessa.
Anche l’idea moderna del “progresso”, quale avanzamento univoco e lineare in una direzione positiva del processo storico riferita sia al passato sia al futuro, si è rivelata ambigua e problematica.
La vertiginosa ascesa del sapere umano ha generato la fiducia nella superiorità di noi moderni rinforzandola con una carica utopica promettendo il paradiso in terra. In quel momento l’idea di “progresso” ha acquistato un carattere di “necessità” e ha preteso di diventare una legge di sviluppo, scientificamente dimostrabile sulla base del cammino compiuto dall’umanità: almeno da quella occidentale. Il dubbio è che il “progresso” di natura squisitamente tecnico-scientifica non coincida necessariamente con il progresso etico, politico, sociale.
L’utopia di una Umanità affrancata da tutte le catene e in marcia a passo sicuro verso la strada della verità, della virtù e della felicità si è infranta all’inizio del 21° secolo. L’unica Umanità in marcia, sempre più uniformata nei comportamenti, è quella che affolla le autostrade e internet: spazi senza storia e senza memoria. Uomini e donne in marcia sulle autostrade che portano ai centri commerciali dove la carta di credito rende obsoleta la carta d’identità. Concetti di ogni genere che viaggiano on-line sui “social working”, per agire sull’ordine del mondo: legami episodici, deboli e triviali si diffondono in modo esponenziale, dietro il segreto di algoritmi e di dispositivi noti solo a pochi. Questa possibilità di accesso minuzioso all’informazione e di interconnessione quasi senza frontiere, non ha precedenti nella storia dell’uomo e tende a riassorbire l’antico sistema mediatico. La trasformazione è già evidente nell’intera sfera pubblica e politica.
Ma se, come risposta alla globalizzazione, la trasformazione avvenisse nel segno di un “cosmopolitismo” più maturo? Dando così vigore ad una figura politica estrema dell’universalismo? Un cosmopolitismo individuale e scettico.
Nella confusione del caos, nella difficoltà di decidere sulla verità o sulla falsità di una qualsiasi proposizione, quando l’irriducibile conflittualità dei diversi punti di vista fiacca la fede ottimistica nell’universalità della “ragione” e la fede nel “contratto sociale” viene meno, occorre “osservare sottilmente”, cioè essere “scettici”. Lo scetticismo (
skeptikos) indica nel suo etimo il “sottile osservatore”, significa ricerca e ci trasforma in critici osservatori non ossequiosi.
Questo Supremo Consiglio del R:.S:.A:.A:.Giurisdizione del Mediterraneo ha emanato, nei giorni in cui il sole raggiunge il suo zenit ai tropici, i documenti maturati, elaborati, accolto e quindi esternato ai Fratelli Liberi Muratori di tutto il mondo e che contengono il Nostro pensiero e le progettualità del Nostro cammino di perfezionamento.
Abbiamo in precedenza scritto nel documento “In nostro novo itinere” che saremo guide lungo una nuova rotta che ha intercettato il vento del Nuovo Umanesimo,
sorretti da una vocazione universalistica radicale e libera da ideologie e dogmi per ampliare il significato del Sapere, per porre fine alla scellerata alleanza tra barbarie e tecnocrazia, per ristabilire la divisione tra “politica” e “amministrazione”, per condannare la retorica e l’autorità (fine a se stessa) senza virtù.
Non dobbiamo, non vogliano rimanere spettatori del caos mentre le Lobbie oligarchiche mondiali modificano, forgiano i nuovi rapporti fra le classi sociali.

---- o -----


I leader mondiali si sono riuniti in Messico per il G20 e non c’è dubbio che l’immagine data agli osservatori è stata quella di coloro che si riuniscono attorno al letto di un malato grave che non può essere altro che l’Eurozona. Anche se un po’ di ossigeno è arrivato dall’esito del voto politico in Grecia, il filo diretto Obama-Merkel non ha prodotto risultati concreti. La Casa Bianca appare irritata dalla debole crescita americana inferiore alle aspettative dei mercati e preme per una maggiore integrazione politica fra le Nazioni europee, indispensabile per affrontare seriamente l’attuale crisi economica cioè rompere il circolo vizioso tra fondi sovrani e banche.
La stabilità monetaria dell’Europa e l’avvio di misure per la crescita è fondamentale anche dall’altra parte dell’oceano: Russia e Cina sono partner commerciali importantissimi per le imprese europee e hanno tutto da guadagnare da una ripresa della crescita economica nell’area Euro.
A parere di questo
Supremo Consiglio del R:.S:.A:.A:.Giurisdizione del Mediterraneo, l’Unione per il Mediterraneo (UpM) oggi appare come un progetto politico fallito. Avrebbe dovuto dare nuovo impulso al processo euro-mediterraneo avviato nel 1995, a Barcellona, e si sarebbe dovuto completare nel 2010 con la creazione di un’area di libero scambio. Se già lo stallo operativo sembrava di per sé insuperabile, la crisi economica dei Paesi dell’Eurozona e il conflitto libico hanno di fatto dato il colpo di grazia sospendendo il processo di unione delle due sponde del Mediterraneo. Che ne sarà adesso di tale progetto?
Sembrerebbe naturale ritornare ad un profilo più basso cioè semplicemente nell’antico solco della politica europea di vicinato e di partenariato regionale, ovvero alla definizione di progetti di assistenza tecnica e finanziaria, di formazione e di interazione con le società civili dei paesi della “sponda sud” del Mediterraneo.
Ma Noi ci chiediamo se e come l’Unione Europea potrà ristabilire a breve la propria credibilità unitaria che rischia di sfaldarsi di fronte all’attuale crisi economica e di fronte alle spinte di regionalizzazione nell’area mediterranea come nuovo scenario dello sviluppo sociale, politico, finanziario ed economico.
Questo
Supremo Consiglio del R:.S:.A:.A:., che ha a cuore le sorti dei Paesi dell’area del Mediterraneo, ritiene che nella politica dei singoli Stati europei siano maturi i tempi per imboccare la strada di un vero cambiamento. Riteniamo che si debba lavorare per correggere ogni tendenza nazionalista che riporti le singole Nazioni europee a rinchiudersi nell’illusoria speranza di superare individualmente la crisi in base a proprie regole estemporanee.
Lavoreremo affinché i governi nazionali trovino la forza e la volontà per gettare le solide basi per la nascita di una
Unione degli Stati d’Europa (USE) che possa esprimersi politicamente con una sola voce che abbia una ed una sola politica economica e finanziaria.
Le sirene di chi vuole tornare a gestire il proprio orticello non fanno altro che favorire i “lupi” del mondo delle finanza mondiale che troverebbero molto più facile cibarsi delle singole banche nazionali. Il sospetto è che chi oggi porta avanti questi discorsi sia un irresponsabile o che sia al soldo del potente club “Bilderberg”. Siamo consapevoli di quanto sia vicino e pericoloso il potere cinico e assolutamente votato al profitto di questa potente lobby al servizio dei mercati finanziari, ma siamo altrettanto consapevoli che, anche se lentamente, la coscienza di buona parte degli uomini e donne del “vecchio continente” stia cambiando.
In questo momento non è possibile immaginare come le nuove realtà territoriali - che nel frattempo si vanno costituendo lungo la sponda sud del Mediterraneo - potrebbero convivere con la tendenza alla riaffermazione degli Stati nazionali europei senza tornate al colonialismo. Senza una Unione degli Stati d’Europa non si potrà dare seguito alla creazione di una “euroregione mediterranea” capace di dar vita ad un nuovo modello di partenariato attorno all’area d’influenza del Mediterraneo.
Infatti, fino ad oggi, le ragioni che hanno impedito alle forze politiche nazionali la creazione di una “euroregione mediterranea” sono state strutturali ed endemiche.
Se per altri versi l’Europa è frammentata, il Sud del Mediterraneo, come confermano gli ultimi conflitti infra-statuali, è anch’esso un’area frammentata: lo è politicamente, economicamente e socialmente. Questi Paesi scontano al loro interno alti tassi di disoccupazione, possiedono un ampio potenziale sotto utilizzato di forza-lavoro, tassi altissimi di disoccupazione tra laureati, inadeguati sistemi di welfare e di formazione primaria e secondaria.
Non si può, dunque, parlare di una singola regione quando da numeri e statistiche emergono disparità evidenti, per esempio sui redditi pro capite, sviluppo demografico e diritti umani. Sono questi, infatti, i fattori che hanno generato le gravi tensioni interne e le migrazioni verso l’esterno che hanno reso instabile l’intera area mediterranea.
Ma nell’attesa (speriamo breve) che i Capi di Governo europei trovino una intesa politica, Noi lavoriamo per un nuovo coordinamento che rilanci nuove relazioni di partenariato “Sud Europa – Sud Mediterraneo”. Auspichiamo una nuova stagione di cooperazione economica capace di far crescere gli scambi commerciali e gli investimenti tra i Paesi di quell’area. Ora quindi il ruolo delle piccole e medie imprese si fa più strategico in quanto l’attuale modello di partenariato fondato su relazioni dirette fra “Nord Europa industrializzato - Sud del Mediterraneo fornitore di energia”, non è più valido.
È strategico per la crescita il sostegno finanziario e legislativo alle piccole e medie imprese che operano nel Sud del Mediterraneo (valutazione dei bisogni, assistenza tecnica) che appare come elemento chiave nell’avvio di una nuova cooperazione euro mediterranea.
Cooperazione, o meglio “nuovo partenariato”, che deve esplicitarsi su alcuni elementi strutturali: un programma condiviso che ne definisca gli obiettivi in termini di policy, strumenti, attori e beneficiari; un gruppo di soggetti in grado di garantire supporto e sopravvivenza all'impresa, in grado di raccogliere consenso e sostegno a livello nazionale sui progetti di cooperazione euro mediterranea; progetti e priorità condivisi di medio termine.
In questo senso, gli occhi sono puntati sul ruolo centrale che è chiamata a svolgere la Massoneria dei Paesi dell’area del Mediterraneo nell’elaborazione di un nuovo processo di cooperazione macroregionale. Un progetto che nulla ha a che vedere con la politica, ma molto con la crescita sociale e con lo sviluppo di un settore imprenditoriale che, nell’area euro mediterranea, è il motore trainante dell’economia.
In particolare, la Libera Muratoria dovrebbe favorire ed incoraggiare progetti di medio termine dei propri governi sulla base delle indicazioni ricevute dai Paesi membri dell’Unione per il Mediterraneo; aiutare a definire il ruolo delle organizzazioni di partenariato, strutture e sedi dei gruppi di lavoro; promuovere la nascita di un coordinamento dei progetti e dei vari attori delle iniziative di sviluppo delle piccole e medie imprese del Mediterraneo.
Tra queste priorità c’è il tema dell’energia, in virtù dell’oggettiva complementarità tra l’Ue e gli 11 Paesi mediterranei extra comunitari. Nuovi scenari si aprono sul fronte della diplomazia energetica nel Mediterraneo, anche alla luce dei nuovi sviluppi politici e sociali nel nord Africa. Poiché la stabilità macroregionale dell’area dipende anche dall’apertura di nuovi corridoi energetici, bisogna concentrare gli sforzi a definire in modo certo quali sono le priorità strategiche. Senza che l’Euroregione mediterranea sia necessariamente soggetta ad una geopolitica energetica che è nel contempo europea, russa ed angloamericana.
L’azione popolare che ha contribuito alla fine dei regimi autocratici maghrebini, apre interrogativi e scenari che hanno bisogno di risposte veloci. Risposte che chiamano in causa necessariamente il ruolo e l’azione dell’Unione Europea in quest’area.
“Questo è il momento di agire”; parole che il
Supremo Consiglio del R:.S:.A:.A:.Giurisdizione del Mediterraneo auspica arrivino sia l’Ue, la cui azione di politica estera è oggi deficitaria, sia all’Unione per il Mediterraneo la cui capacità d’iniziativa è stata finora debole.
Questa è la sfida che attende il futuro dell’Europa mediterranea.

---- o -----


Mentre si tiene in archivio il termine “pace”, e le guerre continuano in diversi territori nell’indifferenza generale, c’è chi guarda alla Russia indicandola come “nuovo Occidente”, ritenendo ormai alla fine la leadership mondiale degli Stati Uniti d’America.
È probabile che questa visione del futuro imminente corrisponda al vero, ma Noi riteniamo che una “certezza” in questa direzione non possa esserci. E i motivi sono di natura diversa.
Il mondo dell’Istituzione Massonica – almeno apparentemente – non sembra curarsi delle prospettive che possono determinarsi da un mutamento dei ruoli delle grandi potenze di un tempo.
Oggi la Russia, n
onostante i numerosi problemi interni continua, infatti, ad essere un attore politico e militare (dal Consiglio di Sicurezza dell’Onu all’ancora imponente arsenale nucleare) di primaria importanza soprattutto nello spazio eurasiatico, capace inoltre di influire notevolmente sulla scena internazionale attraverso un uso spregiudicato delle sue enormi risorse naturali. La continua instabilità del Medio Oriente, la continua ascesa economica della Cina, ha finito con il rafforzare la Russia, facendole riacquistare una posizione considerevole come “garante” di uno status quo resosi necessario per evitare crisi mondiali ancora peggiori.
Uno sviluppo negativo della situazione politica russa avrebbe quindi ricadute quanto mai preoccupanti su scala globale.
La Russia, che da un lato è impegnata in un vitale processo di reale modernizzazione, economica e politica, del quale il Paese ha assolutamente bisogno, dall’altro è, tra le potenze internazionali, quella il cui futuro appare più incerto, in bilico tra due scenari fortemente contrastanti: quello di una prospettiva di crescita che potrebbe portare la Russia definitivamente ai vertici della scena politica ed economica internazionale, e quello di una parabola di declino e di sostanziale marginalizzazione. Il futuro della Nazione si gioca in gran parte sul successo del progetto di rinnovamento che la dirigenza russa riuscirà a realizzare nei prossimi anni. Per mantenere il passo con competitori sempre più dinamici (a partire dalla Cina), la Russia dovrebbe superare in maniera definitiva l’influenza negativa del vecchio Soviet. Questo comporterebbe però che la leadership russa, che ancora risente di tale influenza, sposti con decisione la priorità dal “controllo” allo “sviluppo” del paese, liberando energie politiche, economiche e culturali sinora soffocate o comunque non valorizzate.
Indubbiamente la Russia sta vivendo il momento delle grandi scelte, fra contraddizioni e divisioni che oggi l’avvicinano, come tendenza, ora al modello europeo, moderno, democratico, ma asfittico, ora al modello di alcuni Paesi in largo sviluppo, ma autoritari.
È interesse comune della Russia e della Comunità internazionale che tale processo abbia luogo al più presto, peraltro senza rotture traumatiche, coniugando il più possibile rinnovamento e stabilità.
L’Europa, lontana dall’essere politicamente unità, va al traino di Francia e Germania. L’Inghilterra sta in bilico tra l’Atlantico e il Mediterraneo. Gli Stati Uniti scontano il peso degli errori commessi in politica estera, che hanno diminuito sensibilmente la loro supremazia ai tavoli della diplomazia mondiale. Ma ciò non è sufficiente ad affermare con sicurezza che un futuro possibile cambiamento veda gli USA emarginati nel contesto mondiale che, ad ogni buon conto, è in continua evoluzione con parametri fin troppo fluttuanti che non possono assicurare una continuità legata al passato. C’è, infatti, un carico d’incognite e di nuovi scenari bellici che dominano inesorabilmente il domani.
Il quadro, quindi, si presenta fluido e gli Stati Uniti possono avere ancora delle chances di ripresa: la grande forza degli Usa sta nella capacità, già dimostrata in passato, della società americana di reagire agli eventi negativi e di sapersi tirar fuori, anche se in extremis, dalla palude etico-socio-economica in cui è stata trascinata da lobby parassitarie nate al suo stesso interno.
Concludiamo confidando che, nel segno del Grande Architetto dell’Universo, la Massoneria Universale si compatti nella ricerca del Bene dell’Umanità e che riporti il pensiero dell’Uomo sulla strada del Nuovo Umanesimo, cioè lontano dalla barbarie degli estremismi del razionalismo che porta l’Uomo all’arroganza di pensare di potersi sostituire alla Natura, e degli integralismi che vengono alimentati ad arte per tenere gli uomini sempre pronti a sbranarsi fra loro, perché dove c’è una guerra c’è profitto.


Share |

Torna ai contenuti | Torna al menu