Gran Loggia di Sicilia


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Mediterraneo, culla della civiltà - Settembre 1996

Documenti

GRAN LOGGIA DI SICILIA
Documento programmatico
Settembre 1996



Il Mediterraneo
culla della civiltà

Oggi, cadute le barriere che vedevano contrapposte le due grandi potenze Stati Uniti e Unione Sovietica; oggi che la Comunità Europea è una realtà operativa, il Mediterraneo e i Paesi del suo bacino, tornano ad acquistare una posizione strategica, diventano anello di congiunzione tra il mondo occidentale e il mondo orientale, due realtà ancora lontane fra di loro, separate dalla diversità socio-economica che esplode con contrasti anche di natura bellica; due mondi che hanno bisogno di conquistare la pace per potersi incontrare e costruire un futuro per le generazioni del Duemila.
Ormai da anni e da più parti sono state avviate iniziative tendenti al raggiungimento dell’equilibrio necessario per la convivenza fra i popoli, ma il percorso mostra difficoltà notevoli, la meta irraggiungibile: incomprensioni, interessi economici contrastanti, mancanza di progetti che abbiano una comune finalità, provocano divergenze apparentemente insormontabili per portare a compimento quel processo di pace da tutti auspicato ma, di fatto, solo enunciazione teorica.
Nei tentativi d’incontro tra Mondo occidentale e Mondo Orientale, la Massoneria nella sua dimensione internazionale non ha saputo o voluto assumere il ruolo che le compete: troppo chiusa entro i propri confini territoriali, ha dimenticato la sua Universalità, non si è fatta carico di quella ricerca del Bene per l’Umanità, che è uno dei principi fondamentali della sua esistenza istituzionale.
Enormi responsabilità ricadono in particolare sulla Massoneria Italiana alla quale, per posizione geografica in questo complesso contesto Umano, compete il compito primario di aprire un dialogo fra le Nazioni, avvalendosi degli strumenti di penetrazione che le sono propri. La Massoneria Italiana, fin troppo frammentata nel suo Corpo e fin troppo aggredita dall’esterno anche a situazioni comportamentali anomale del passato, ha cercato di sopravvivere in un Paese che non le riconosce alcun ruolo, e che ignora il contributo ricevuto al momento della sua costruzione in entità nazionale unitaria. La Massoneria si è così chiusa nei propri ambiti, finendo con l’emarginarsi dalla vita pubblica.La Massoneria Internazionale, dal canto suo, ha altrettante pesanti responsabilità per le condizioni di precarietà che si sono venute a determinare in Italia: non facendo sentire la sua Voce – come era suo dovere – ha consentito il consolidarsi di una situazione complessivamente negativa, consentendo che si rendesse vuota, di fatto, l’operatività dell’Istituzione Massonica in Italia.
In questo scenario, caratterizzato da molteplici aspetti di contraddizioni interne ed esterne, la Massoneria Italiana è rimasta inerte di fronte ai problemi della pace: insensibile alla miseria che sta dilaniando i popoli vinti spesso dalla fame e dalla disperazione dell’isolamento, incapace d’intervenire per porre un freno alle guerre fratricide vicine e lontane, in cui a pagare sono principalmente gli innocenti. La Massoneria Italiana non è riuscita a porsi come baluardo rispetto alle violazioni delle libertà individuali e collettive. Nonostante ciò non può esservi dubbio che i Massoni Italiani (e sono tanti!) esistano e vogliano essere partecipi di quanto accade per offrire la forza delle loro idee, di quei principi immutabili ed eterni che li hanno sempre guidati, per contribuire a mutare tutte quelle condizioni che affliggono larga parte dell’Umanità.
Dai Massoni della GRAN LOGGIA DI SICILIA – dalla loro Isola al centro del Mediterraneo, osservatorio unico e privilegiato per comprendere i grandi sconvolgimenti dell’epoca che si sta chiudendo – viene lanciato un appello ai Massoni Italiani, ai Massoni del Mediterraneo, ai Massoni di tutto il Mondo, affinché si ritrovi quella coesione d’intenti necessaria a cambiare il corso degli avvenimenti e ad affrontare il Terzo Millennio in maniera adeguata, in attuazione di quei principi che hanno fatto grandi Uomini e Nazioni, quando si è agito per il Bene dell’Umanità.
E’ necessario che cadano le barriere dell’incomprensione: se anche la Chiesa Cattolica oggi, con i messaggi del pontefice Giovanni Paolo II, entra nel vivo dei problemi della pace, non è da contrapporre alcun primato laico là dove le finalità sono comuni. A 50 anni dalla Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo voluta dall’Onu – come Giovanni Paolo II ha detto – “…la pace deve essere uno dei punti da tenere sempre all’attenzione. Una pace che deve tradursi in concreti gesti di riconciliazione…” Il raggiungimento della pace deve essere l’obiettivo comune che deve animare tutti gli Uomini di buona volontà che vogliono costruire un mondo più giusto e solidale. Facciamo nostre, perché sono la base dei nostri stessi principi ispiratori, le parole del cardinale Martini: “…Il segreto della pace vera sta nel rispetto dei Diritti Umani: il riconoscimento dell’innata dignità di tutti i membri della Famiglia Umana è il fondamento della Libertà, della Giustizia e della Pace nel mondo. Sono molti i Diritti inalienabili e nessuno può essere impunemente violato: scegliere la Vita comporta il rigetto di ogni forma di violenza, quella della povertà e della fame che colpisce tanti esseri umani; quella dei conflitti armati; quella della diffusione criminale delle droghe e del traffico delle armi; quella degli sconsiderati danneggiamenti all’ambiente naturale…”.

Non è più possibile indugiare oltre: occorre lavorare per costruire subito e non assistere passivamente alla disumanizzazione dell’Umanità che viene perpetrata!

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