Gran Loggia di Sicilia


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Il ruolo della Sicilia nel Mediterraneo - Settembre 1996

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GRAN LOGGIA DI SICILIA
Documento programmatico
Settembre 1996


Il ruolo della Sicilia
nel Mediterraneo

Larea del Mediterraneo costituisce oggi uno snodo di vitale importanza per l’affermazione di politiche di pacifica convivenza tra i popoli, proprio nella sua specificità di cerniera tra diversità che possono trasformarsi in conflitti o in ponte verso un futuro migliore. Questo mare, chiuso tra le terre, ha visto fiorire nei secoli sulle sue sponde un’autentica stratificazione di civiltà che, senza alcuna forzatura interpretativa, può essere assunta come presupposto di larga parte della complessiva identità del mondo contemporaneo.
Nel nostro presente la divaricazione tra aree ad alto tasso di sviluppo tecnologico ed aree definite abitualmente, con un eufemismo, “in via di sviluppo”, pone le più ricche società occidentali di fronte a un enorme problema: le migrazioni di massa, milioni di diseredati in fuga dalla fame, dalla povertà, dalle malattie, spesso dalla guerra. Milioni di persone che inseguono il sogno di una vita migliore. Sul Mediterraneo graviterà nell’anno 2000 una popolazione di 450 milioni di individui, che diverranno 550 milioni dopo appena 25 anni. Tale crescita sarà confinata esclusivamente nelle aree economicamente più arretrate. Si tratta con tutta evidenza di problematiche di portata epocale, cui però gli Stati, i governi prestano l’attenzione marginale che normalmente si riserva alle questioni di ordine pubblico, oppure alle misure di polizia. Diverso, e certamente di tutt’altra natura dovrebbe essere lo spirito con cui a queste vicende si dovrebbe guardare, con la finalità di costruire adeguate risposte.
in un ambito che veda le politiche ispirate dai principi massonici può essere tracciata la linea alla quale ispirarsi nel governare il presente per costruire un futuro più accettabile. Solo con la tolleranza possono essere non soltanto consistenti, ma cooperanti culture divergenti come la Cristiana, l’Ebraica e l’Islamica. Solo sulla cooperazione autenticamente solidale può essere innestato quel meccanismo di travaso di tecnologie e di competenze organizzative necessario per garantire il superamento, o almeno la non dilatazione della distanza tra sviluppo e sottosviluppo, tenendo conto che i medesimi processi potranno costituire, a loro volta, occasioni di investimento e quindi di ulteriore sviluppo anche per l’Occidente.
Né può sfuggire la constatazione che in tale quadro la Sicilia può svolgere un ruolo determinante, proprio per i legami che la storia ha intrecciato tra questa Isola e la civiltà dell’area islamica. In Sicilia numerose sono le contrade, i nomi di cose e di persone, tradizioni fortemente radicate che portano con tutta evidenza il segno di ciò che la cultura araba, al suo ipogeo, vi ha lasciato, nel medesimo periodo in cui ancora il resto dell’Europa si dibatteva nelle nebbie dell’oscurantismo medioevale. Oggi, quale potrebbe essere il ruolo della Sicilia? Basta ricordare l’opera di Federico II di Svevia, perché quel concetto di tolleranza e di reciproca collaborazione di cui si è detto, potrebbe trovare piena realizzazione. Fu proprio Federico II - Uomo contemporaneo e per tanti versi a Noi Fratello - che nel lontano tredicesimo secolo dimostrò l’inutilità di qualsiasi crociata per dirimere questioni ideologiche, che spesso nascondono altri interessi. Federico II, costretto dalla scomunica del pontefice Gregorio IX nel 1228 a recarsi per proteggere i pellegrini cristiani nella Terra Santa dominata dall’Islam, tornava presto nella penisola italica dopo avere stretto un trattato con il sultano d’Egitto, in cui si garantiva alla Cristianità quello che le armi mai avrebbero potuto ottenere, la libertà di accesso ai propri luoghi di culto!

Oggi la storia torna ad essere alleata del Mediterraneo, alleata della Sicilia. Oggi si può rilanciare il processo di pace iniziato, per consolidarlo. Nel Mediterraneo, mare di pace, la Sicilia può assumersi quel ruolo che Federico II, con grande dignità, fece suo. Ancora una volta toccherà al Massone tracciare la linea tra il bianco e il nero, per ridare all’Umanità la necessaria apertura verso la ricerca senza fine; perché la frontiera del conoscibile e del possibile sia sempre un fronte in inarrestabile movimento.

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