Gran Loggia di Sicilia


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I doveri verso l'umanità

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BALAUSTRA DEL GRAN MAESTRO
GRAN LOGGIA DEL MEDITERRANEO

I DOVERI VERSO L’UMANITA’

Gli ultimi avvenimenti che hanno sconvolto il mondo e le nostre coscienze di Uomini Liberi, hanno reso necessario in noi tutti un momento di riflessione.
Le morti di cui ogni giorno ci parlano i “media” hanno spinto le nostre coscienze massoniche a chiederci cosa rappresentiamo oggi e quali responsabilità abbiamo verso questa Umanità che abbiamo giurato di aiutare a prezzo di qualsiasi sacrificio.
In questo momento - e crediamo di non essere in errore - nessuno è in grado di prevedere quale svolta prenderà il futuro: nessuno è pronto, o preparato, ad affrontare i radicali cambiamenti verificatisi sin dall’inizio del Novecento, e che sono ormai in corsa precipitosa da qualche decennio a questa parte. Quanto accaduto nei secoli precedenti non costituisce un metro valido per commisurare gli avvenimenti dell’oggi: l’inevitabile affermarsi e radicarsi della globalizzazione, figlia di una tecnologia forse più avanti delle stesse potenzialità umane, ha colto tutti alla sprovvista. Anche gli stessi analisti hanno finito con l’ammettere che la discontinuità e la continua variabilità dei parametri provoca errori nelle valutazioni. Questo è un fenomeno che si è avvertito maggiormente dalla fine della guerra fredda, avvenuta nella totale inconsapevolezza di chi si è ritenuto vincitore, e il risultato è la “confusione” socio-politica-economica (per non parlare di caos) che ne è seguita. Gli analisti e i consiglieri politici dei due blocchi precedentemente contrapposti - Usa e Urss -- non sono stati in grado di configurare lo scenario di un nuovo ordine mondiale. La conclusione di un conflitto epocale, alla fine, si è trasformata in una occasione mancata per il raggiungimento di una «pace» tanto agognata, per la determinazione di equilibri stabili. Da quel momento, e paradossalmente, gli Usa, vincitori di quel conflitto sotterraneo, sono rimasti «isolati» perché fin troppo temuti per la potenza - non solo militare, ovviamente - che ampiamente avevano dimostrato di possedere nel controllo delle conflittualità dilaganti.
Lo spirito «antiamericano», come contestazione di una filosofia della Democrazia non accettata aprioristicamente, è cresciuto in maniera esponenziale, scatenando una contrapposizione che spesso non ha motivazioni logiche alla base, ma solo interessi politici ”pilotati” e divulgati in certe fasce delle nuove generazioni, quelle che si autodefinisono “no-global”.
Anche il terrorismo scaturisce da questa sorta di odio “inconfessato e inconfessabile”, e i risultati sono stati devastanti, soprattutto dall’11 settembre del 2001, data che non potrà mai essere cancellata perché da allora tutto, nel mondo, è “ufficialmente” cambiato.
Quel che resta di possibili (o «impossibili») ideologie viene strumentalizzato per scontri che di ideologico hanno ben poco. Stesso discorso per il terrorismo che viene ammantato di religione, là dove nessuna religione in quanto tale predica la violenza e la sopraffazione dell’uomo sull’uomo in nome di una «divinità».
Non essendoci più «veri» conflitti fra Stati, la contrapposizione si pone come elemento di contrasto tra «bene» e «male» in relazione a chi accetta o rifiuta un certo tipo di sistema. In queste condizioni definire e raggiungere una posizione «equilibrata», se non «giusta» (la medaglia ha sempre due facce) diventa estremamente improbabile, e di certo un qualsiasi compromesso non risolve ma dilata ulteriormente le problematiche. La «guerra», da una parte o dall’altra, diventa inevitabilmente a senso unico: trovare, in queste condizione, la «ragione» è semplice utopia.
Siamo in un «mondo a rischio» perché le scelte di campo possono essere effettuate solo in base all’appartenenza ad una società, ad un tipo di cultura, di «civiltà» cui non si può rinunciare pena, addirittura, la perdita della propria identità. E il discorso, ovviamente, non può essere a senso unico.
Ecco, il terrorismo in questa situazione di enorme confusione, trova la sua vitalità, la sua energia dirompente, forte dalla circostanza che, non provenendo da una guerra aperta fra Stati, tende a colpire tutto e tutti coloro che rappresentano quella società, quella cultura, quella “civiltà” che può avere rappresentato una egemonia complessiva. Il terrorismo è la guerra di tutti contro ciò che ha rappresentato, anche se mai completamente consolidato, il baluardo della libertà contro le tirannie, che ha rappresentato e rappresenta il confine tra la democrazia e il dispotismo.
Pace e guerra, amore e odio, bianco e nero, è su questi dualismi che si è, purtroppo, fondato l’equilibrio che ha regolato i rapporti fra i Paesi del nostro mondo. Con la caduta di tante barriere, con la fine di ideologie che avevano irretito le genti, era nata la speranza, una grande aspettativa di serena e civile convivenza fra gli uomini; a sconvolgere tutto ciò, ora, azioni criminose pretestuosamente in nome di religioni, ma nessuna religione predica l’odio. Così, invece di parlare di pace e fratellanza, sono rinati antichi e mai del tutto sopiti integralismi.
Massoneria, in un simile contesto, è l’unica istituzione che può permettersi di essere positiva proprio perché è universalmente riconosciuta come una forza che unisce e affratella; perché, per sua natura, fin dai tempi di re Salomone, è depositaria di quei principi che le hanno consentito di essere al di sopra delle contese e che ha sacrificato molti dei suoi Figli in nome della pace e della libertà dei popoli.
Massoni di tutto il mondo in questo momento sono in allarme a causa della forza distruttrice del terrorismo che sta sconvolgendo il mondo e i deboli equilibri su cui si fonda la pace in quei Paesi che furono la culla di tutte le civiltà e il principio di tutte le culture. Oggi questi luoghi stanno diventando delle palestre per migliaia di giovani diseredati che ottenebrati da falsi profeti, vengono trasformati in nemici di ogni democrazia.
anni fa venne fondata la Gran Loggia del Mediterraneo, dopo aver compiuto un’approfondita analisi della situazione del bacino del Mediterraneo, ci eravamo convinti che la Massoneria poteva dare un consistente contributo alla costruzione della pace in un’area caratterizzata da forti contrasti, con popoli, culture e aspettative di diversa natura. In quei giorni solo il conflitto Israelo-Palestinese affliggeva i territori del vicino Oriente: ebbene fummo fra i primi a sostenere che se non si fosse riusciti a soffocare quell’incendio che si protraeva da anni e che rischiava di allargarsi, tutta quell’area sarebbe diventata una polveriera il cui scoppio avrebbe colpito nazioni distanti anche migliaia di chilometri.
visto giusto: l’anima del terrorismo è stata esportata in parecchi Paesi. Si uccide e si massacra, si attenta alla vita di innocenti, si attenta contro quei governi democratici che stanno cercando di opporsi, forse anche con sistemi non idonei, al suo diffondersi.
fratelli, oggi sento il dovere massonico di trasmettervi queste mie paure e questi miei timori, ma contemporaneamente desidero assieme a Voi essere propositivo. Non è più tempo di stare a guardare in maniera inerte: il nostro compito è di contribuire, con tutti i mezzi che abbiamo, a risvegliare innanzitutto le coscienze dei Fratelli sparsi su tutta la superficie terrestre, e riportarli all’assunzione delle responsabilità delegate, fino ad oggi, ad altri. La Massoneria, quale unica forza sovranazionale, ha il dovere morale di proporsi quale elemento pacificatore in quest’area travagliata.

Dobbiamo prepararci ad assolvere ai nostri compiti istituzionali.

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