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Equinozio di primavera 2006 - Quaestio Hominum Dei

Documenti

EQUINOZIO DI PRIMAVERA 2006

Il Rito Scozzese Antico e Accettato per la Giurisdizione d’Italia, in un Convento riservato tenutosi allo Zenit di Siracusa, ha celebrato l’Equinozio di Primavera, presenti nella tornata conclusiva i Gran Maestri della Gran Loggia del Mediterraneo, della Gran Loggia di Sicilia e della International Mediterranean Grand Lodge, nel corso della quale è stato presentato il documento del Supremo Consiglio del R:. S:. A:. A:. “Questio Hominum Dei”, del quale diamo di seguito una sintesi



DOCUMENTO DEL SUPREMO CONSIGLIO
DEL R
:.S:.A:.A:. Giurisdizione Italiana

QUAESTIO HOMINUM DEI

La Massoneria Contemplativa, da noi sempre auspicata, oggi rinata e rimodernata, si presenta con questa Allocuzione Fondativa tramite una delle sue molteplici figure, di cui noi ne siamo un aspetto, un’articolazione.
Il pensiero che di seguito veniamo a delineare ha il compito di continuare la costruzione del nuovo equilibrio planetario, dove il contributo del nostro Supremo Consiglio di R:. S:. A:. A:. si innesta nella fondazione del primo processo sinergico di tutti gli uomini monoteisti.
L’unità operativa dei credenti nell’Unico Dio può comporre un nuovo Mediterraneo e plasmare un nuovo mondo. Tutto ciò ci richiederà di fare emergere la verità in modo lamellare, a spicchi, graduata nel tempo e nello spazio, come se fosse riscontrabile da un punto, o da una sequenza di punti, nella visibilità della sfera. Questa ricerca permetterà di ricondurre l’uomo al vero rapporto con la sua interiorità.
All’inizio applicheremo uno dei fondativi del nuovo livello di potere: “Lo scegliere”. Il nostro obiettivo di risalire i gradini del Tempio di Salomone rimarrà intatto perché punteremo all’iniziazione di un nuovo modello sociale di tipo orizzontale con al centro il piano della cultura.
La presente Allocuzione Fondativa è l’inizio della costruzione della nuova civiltà “Occiorientale” giudaico-cristiana-islamica, non nell’utopia di uomini irrazionali, ma nella certezza che nonostante l’uomo sia un essere finito possiede, pur sempre, la facoltà di superare in modo netto la sua stessa finitezza; in quanto ciò che può comprendere di nuovo del Dio, essenzialità per poter andare ben oltre la ragione umana, è più che sufficiente per oltrepassare di gran lunga il confine del sogno.
La Massoneria di R:. S:. A:. A:. conosce la propria potenzialità, essendo, sin dalle sue origini, detentrice di importanti saperi e partendo dal nuovo del Dio e dal Corpus Hermeticum, può iniziare con coraggio la strada della grande rivoluzione della diffusione della dignità dell’uomo, il quale è compendio dell’universo.
Perché “Occiorientale”? Perché oltre alla già esistente unificazione delle civiltà cristiane, poi fusasi con quella ebraica, dando luogo a quella occidentale, si può contribuire ad unire anche quella oriental-islamica.
La storia che abbiamo già vissuto ci fa denotare come il prezzo pagato dall’umanità per le varie unificazioni sia stato molto alto, composto da enormi quantità di ferocia, con addirittura interi secoli di guerre. Però c’è stato anche un risultato molto positivo, perché l’uomo è stato abile nel riconoscere la Pace, uscendo dalla logica dello scontro, creando le condizioni dell’esistenza della cultura laica giudaica-cristiana, vero sinonimo della civiltà occidentale, pacificata dalle armi.

Le grandi opere di pace di cui siamo stati capaci nel passato ci devono riempire di responsabilità verso quello che potremmo fare di altrettanto grande per il futuro.
Siamo consapevoli che le affinità, in termini culturali, tra ebrei, cristiani e islamici sono molteplici. Sarebbe un grande errore per il futuro non ricordare quanto queste abbiano avuto di comune nella loro matrice filosofica: basta rimembrare la condivisa identità ellenista, o quanto ebrei e cristiani abbiano attinto, nel tardo medioevo, dall’allora pensiero filosofico e scientifico del mondo intellettuale musulmano, perché è anche su questo che è stato forgiato il nostro moderno occidente. La nostra Europa in ben 14 dei 34 Stati odierni ha avuto, per almeno un secolo, un’influenza governativa da parte della cultura musulmana, come viceversa sono moltissimi gli intellettuali islamici che hanno copiosamente tratto le loro fondamenta dalla tradizione greca e quindi similmente dalla cristianità ellenico ortodossa.
Se guardiamo attentamente la vita delle due principali figure religiose di Gesù e Maometto riscontriamo in loro l’esistenza di affinità contemplative trascendentali: ognuno, infatti, riusciva a conversare direttamente con Dio, insegnando ciò anche ai propri discepoli. Per Gesù e Maometto la “Preghiera” era sottomissione della volontà dell’uomo alla Sapienza Divina del Dio, come nello stesso momento ne veniva da loro condannata l’ostentazione. Di queste “Orazioni”, come ben sappiamo, le principali sono il “Padre Nostro” e la “Fatima”, le quali, ambedue, riconoscono la grandezza di Dio e sollevandosi al di sopra dell’egoismo, adoperano i pronomi plurali, dimostrando che gli interessi singoli, privati, non sono esclusivi, ed infine condividono gli stessi bisogni fondamentali.

Gesù e Maometto hanno concepito il “Perdono” senza limiti quantitativi, ciò dimostrato dalla famosa scelta della parola semantica “settanta”.
Per Gesù e Maometto è stata fondamentale la “Modestia”: Gesù la espone tramite la famosa “Lavanda dei Piedi” e Maometto con l’affermazione di una specifica citazione “camminando altero e sprezzante non puoi fare la Terra a pezzi e nemmeno ti potrai lanciare più in alto delle alte montagne”.

Gesù e Maometto concepiscono in uguale misura l’incontro della creatura con il Creatore, la continua ricerca del Dio, il vivere conformemente alla volontà del Dio, il volere creare reciproci rapporti d’amore con le persone ed il costruire il Regno per promuovere l’edificazione della città terrena, portando così i loro due Spiriti ad insegnare parallelamente sia la dimensione verticale che orizzontale della vita.
Tutto ciò che si è descritto sino ad ora dimostra chiaramente che esiste una certezza di poter costruire un’unica civiltà condivisa.
La storia di queste due religioni, se guardata con attenzione, conferma tra di loro la presenza di un comune denominatore che desideriamo ancora sottolineare: la cultura greca pre-cristiana. Nell’Islam tale importantissimo ruolo lo hanno svolto le traduzioni dei testi greci in siriaco, lingua semantica legatissima all’arabo; nel cristianesimo sono note le influenze di Platone nel pensiero dei Padri della Chiesa. Il tutto confermato dal periodo del declino dell’Impero Romano, dove venne meno l’incidenza dell’eredità greca, accellerandone la velocità di caduta. Greco, latino, siriaco sono stati importanti linguaggi che hanno introdotto un forte incremento allo sviluppo di queste religioni, come dimostrato dalla teoria del saggio musulmano “The conversion to Islam in the Medieval period” che afferma: “...le nuove idee, sia in campo materiale che religioso, dipendono dalle modalità con cui si diffondono le informazioni…”. Questo concetto è doveroso sottolinearlo in quanto, come ha avuto rilevanza nella storia, riteniamo sia destinato, in quantità ancora maggiore, ad averla anche nel futuro: infatti lo ritroveremo in modo determinante tra le varie soluzioni da adottare per la edificazione della comune civiltà da noi fortemente auspicata.
A conferma di quanto scritto, i primi canali informativi, importantissimi per la diffusione del pensiero su ampia scala, sono stati sia per l’Islamismo che per il Cristianesimo; gli Ulama e i Monaci: queste figure hanno cronologicamente rappresentato il secondo fondamentale pilastro per l’espandersi delle informazioni religiose nel corso dei secoli. Il proselitismo di queste due civiltà trae da questi personaggi il suo maggiore sviluppo, tanto tra loro diversificato quanto incredibilmente parallelo. E’ proprio con il monachesimo e l’ulumismo che si affermeranno nuove e diverse tendenze: per i primi l’insegnamento scelto e per i secondi quello di massa. Sono queste le basi da dove prendono origine nuove strutture con nuovi soggetti comunque utili ad incardinare i neomodelli educativi: per i cristiani le università, per i musulmani le madrasa. Le prime, con l’aiuto delle nuove congregazioni francescana e domenicana, identiche al monachesimo ma senza clausura e con il dovere della predicazione, portarono il sapere dentro le città. Le seconde, solidificatesi al confine tra l’Iran e l’Afganistan, contribuirono ad ampliare nella quantità la formazione nel mondo arabo degli Ulama, neoformatori itineranti dell’identità religiosa popolare. Questi sviluppi nel popolo di tutte e due le civiltà portarono gli uomini dell’epoca ad avere una maggiore conoscenza del Dio ed è proprio con le università e con le madrasa che si introdusse la rivoluzione dell’utilizzo della lingua quotidiana, la quale andò a sostituire il latino e l’arabo antico, promuovendo un enorme espandersi delle due religioni.
L’intera questione da noi sin qui trattata ci deve far profondamente riflettere su come due culture così diverse si siano potute affermare in molti loro aspetti con contenuti e modalità così uguali. Una tale situazione, tra l’altro in modo così chiaro, non si è avuta nemmeno nell’avvicinamento tra cristianesimo ed ebraismo.
Continuando nella nostra ricerca scientifica abbiamo scoperto che la terza fase di sviluppo della Fede di Islam e Cristianesimo si è manifestata con l’ausilio dei gruppi organizzati. In quell’epoca nacquero comunità e movimenti che si rifacevano alla spiritualità francescana, domenicana e sufista.

Il Sufismo musulmano fondò le sue origini dai Sufi, cioè da una particolare figura di mistici. Suf perché questi era il mantello di lana rammendato e perciò simbolo di povertà e nomadismo. La corrente religiosa sufista si affermò con l’organizzazione di confraternite di tipo gerarchico, avendo pratiche iniziatiche, rituali e regole specifiche, dove il capo risultava anche guida morale (shaykh) del popolo indigeno.
Tutti questi nuovi movimenti cristiani ed islamici avevano dei codici di comportamento simili, basati sulla povertà, sul nomadismo o pre-nomadismo e sull’assenza di vita mondana.

E’ proprio in questo periodo che si sviluppa la poesia sufista e francescana dove si canta l’aspirazione ad essere vicini a Dio.
Nel 14° e 15° secolo le due congregazioni cattoliche e le confraternite sufiste formarono reti di collegamento per migliaia e migliaia di chilometri a prescindere dalle divisioni etniche e politiche.
Alle somiglianze strutturali e culturali dobbiamo aggiungere anche quelle spirituali. Domenicani, francescani e sufisti avevano di uguale anche la fede comunitaria, il distacco dai beni materiali, il misticismo, uso della lingua parlata dal popolo, il simultaneo radicamento in aree urbane e rurali, modelli morali in uomini indigeni.
Ciò dimostra come il cammino culturale e storico dell’Islam e del Cristianesimo, in molti aspetti, sia simile e parallelo: sono queste chiare radici che ci danno la conferma della praticabilità concreta della costruzione di un’unica civiltà.
Esiste un momento della storia, al di là delle guerre “crociate” o “lunate” di ambedue le parti, dove questo parallelismo viene minato: ci riferiamo alla pace di Westfalia del 1648 e all’isolamento del pensiero ijtihadista.
Partiamo dalla prima: in quell’occasione, all’interno del mondo cristiano, fu sancito e plasmato, con l’allargamento al calvinismo, il principio del “cuius Regio eius Religio” cioè “gli abitanti del luogo del principe devono adottare la sua stessa religione”, già riconosciuto nella dieta di Augusta del 1555. Con questo evento si sancisce la forzata ed omogenea identificazione e determinazione di uno specifico Stato: le nuove forme di nazione avrebbero portato dietro di se nuove Chiese, unificando le politiche di dominio territoriale con gli scontri religiosi. Risultato di ciò la convivenza forzata tra luterani e cattolici nel Brandeburgo, che successivamente diverrà, accogliendo gli ugonotti in fuga dalla Francia, determinante per lo sviluppo di talune attività intellettuali legate alle nuove idee dell’esaltazione dell’individuo, antitesi di ogni rapporto di mediazione tra se stesso e Dio.
E’ in questo contesto che all’interno del Cristianesimo nasce la corrente dell’Alterità, la quale produrrà uno scontro continuo che si ripercuoterà sino all’era moderna. All’Alterità cristiana dell’era moderna combacia nel mondo musulmano l’avvento dello sfruttamento dei neocaliffi del petrolio, i quali come contro reazione avranno il neofondamentalismo che porterà all’isolamento del pensiero ijtihadista.
Ma torniamo all’Alterità e all’eredità di quelle contrapposizioni che, mai sopite, hanno prodotto l’arroganza di un certo cristianesimo protestante americano: è proprio qui che vanno ricercate le origini degli eccessi di scontro odierni. La dimostrazione è nello stesso Huntington: le sue tesi sull’ideologia dello scontro non hanno inizio nell’anno 1996, bensì nel 1923, con Toynbee, e poi nel 1926, con Mathew. E’ in queste radici che si giunge ingiustamente ad affermare che il Libro Sacro musulmano è una raccolta di ordini militari.
A tale punto il nostro pensiero si deve soffermare sulla pericolosità dell’élite occidentali ed orientali che perpetuano sistematicamente l’autodistruzione delle affinità culturali tra Islam e Cristianesimo.
E’ l’anno 1953 quando il Presidente degli Stati Uniti d’America Eisenhower istituisce il The Operations Coordinating Board con il compito di inserire all’interno del conflitto della guerra fredda la culturale conquista dei cuori e delle menti. Quattro anni più tardi questa commissione pubblicò un rapporto sulle organizzazioni islamiche e sulla importanza che queste avevano per gli USA. Eccone alcuni passi:
1. La divisione del mondo non può essere rappresentata in base ad uno spartiacque ideologico USA-URSS, ma tra le società dove gli uomini sono motivati da valori spirituali ed etici e quelle dove gli individui sono strumenti di uno Stato materialista;
2. Il Cristianesimo e l’Islam hanno una base spirituale comune nella convinzione che una volontà divina regoli e guidi la vita e le aspirazioni umane, mentre il comunismo è una forma di materialismo ateo ed ostile alle religioni rivelate;
3. Il futuro dell’Islam è visto in modo incerto perché nei Paesi Arabi l’avvento del materialismo, frutto di quegli imprenditori americani che non hanno curato l’etica del lavoro con l’etica del luogo, come frutto anche dell’influenza comunista, mina i valori generando disorientamento;

In tutti i Paesi musulmani gli intellettuali sono in cerca di una riconciliazione tra i princìpi islamici e le attuali tendenze sociali, un passaggio veloce verso il materialismo disperderà i valori spirituali dell’Islam;
5. In molti Paesi Arabi ci sono diversi gradi di stabilità sociale e dove questi scivolano nelle instabilità la popolazione tende a rispondere prontamente agli accesi richiami.
Nel mondo occidentale, in questi ultimi venticinque anni, non si è voluto deliberatamente riflettere su nessuno dei cinque punti del rapporto Eisenhower, nemmeno per quelli riguardanti le proprie interne condizioni nazionali, ed il mondo islamico, impaurito dal pericoloso attacco contro i propri valori fondamentali, è risultato terreno fertile per le facili strumentalizzazioni. Il depauperamento delle affinità culturali ha introdotto danni inestimabili con il venire meno di moltissime vite umane e con l’allontanamento del progresso sociale ed economico. I fondamentalismi dell’alterità e della musulmanità hanno ucciso il pensiero moderno eisenhoweriano e quello islamico ijtihadiano. Quest’ultimo aveva costruito la tradizione islamica del pensiero indipendente, perché, secondo quanto affermato dagli ulama sciiti usuliti, i musulmani hanno ricevuto da Dio il diritto di pensare con la propria testa, quindi con la possibilità di giudizi indipendenti.
Si sono volute descrivere con accortezza queste affinità autodistruttive per evidenziare la presenza di correnti di potere organizzate dedite al predominio della fazione, invece che al governo della compartecipazione. Comunque, nonostante tutto, anche le negatività sin qui esposte, di entrambe le parti, dimostrano, in senso inverso, cammini paralleli e simili, confermanti la tesi della costruibilità dell’occiorientalità.
Le varie prove intraprese e sopra descritte, secondo una sequenza pitagorico-cartesiana, definiscono scientificamente, e non solo intuitivamente, la scelta della civiltà giudaico-cristiana-islamica.
Adesso con la stessa metodologia applicheremo il secondo dei fondativi del nuovo livello di potere: “il decidere”.
Per la tradizione musulmana ogni nuovo secolo porta con sè un “Rinnovatore” (Mujaddid), cioè un seguace del Profeta, la cui missione è il rinnovamento della vita religiosa maomettana. Il compito del “Rinnovatore” (mujaddid) è quello di modificare il modello di educazione e di assistenza sociale per correggere frammentazioni religiose o crisi spirituali. Ogni musulmano “dotto” conosce dell’Islam questa sua capacità di adattamento alle difficoltà dei secoli.
Il Cristianesimo può cambiare?
Tutte quelle religioni cristiane che hanno un modello gerarchico di Chiesa legano le capacità di magistero al rapporto tra capo supremo ed interiorità trascesa. Da questo punto di vista abbiamo il dovere si sottolineare la rivoluzione della Chiesa Cattolica rappresentata dalla straordinaria capacità di rinnovamento del Concilio Vaticano II° dove il capo supremo era l’intero corpo ecclesia nel massimo rapporto di rivelazione con l’interiorità trascesa. Il cristiano “dotto” conosce del Cristianesimo questa sua capacità di adattamento verso l’innovazione del magistero, la quale per risultare efficace deve trovare le giuste coordinate per potersi interfacciare con tutte quelle realtà di confine delle altre religioni.
Per poter proseguire nel modellare la praticabilità del nostro progetto siamo costretti a soffermarci sulla definizione di un concetto utile al proseguo di questa Allocuzione Fondativa.

Esistono in ognuna delle religioni, oggetto di questa nostra elaborazione, momenti di incontro, di incrocio, validi per i reciproci arricchimenti di tutti gli uomini del Dio che vi partecipano. E’ proprio qui che la civiltà unica da noi ricercata troverà le sue basi di sviluppo, in tutti quegli spazi di vita consumati al confine delle religioni, o meglio nelle loro linee di faglia, e dovremo con grande coraggio permettere a queste di poter avere gli strumenti per divenire inequivocabilmente il vero centro irradiatore di ogni cultura monoteista. Per lo sviluppo di ciò riportiamo di seguito alcuni esempi chiarificatori di queste situazioni di faglia.
La Massoneria per prima non può prescindere dal grande contributo della filosofia templare e da quanto di questa sappiamo essere il risultato dell’incrocio con i Cavalieri Ismaeliti, con cui i seguaci di Ugo dei Pagani condivisero pensiero, pratiche iniziatiche, studi e ricerche. Oppure, nell’anno 1173, il tentativo di congiunzione, avvenuto con la consegna dei Vangeli, tra l’allora Patriarca di Gerusalemme Re Almarico ed il “Vecchio”, e non il “Frate”, della “Montagna”. Quest’ultimo per molto tempo alimentò dai monti del Libano il culto e la fede dei musulmani, dalla posizione di guida di una corrente religiosa islamica, proveniente dalla Persia, frutto della separazione nel 1094 dai fatimidi del Cairo.
Altro esempio importante sono, come citate precedentemente, le madrase, nate ai confini di Iran, Afganistan e Turkmenistan, frutto di incontro tra Islam e Buddismo, come d’altra parte le confraternite Sufi, incrocio tra Musulmani e Induisti.
Questi importanti esempi testimoniano come le linee di faglia possono trasformare, innovandole, le varie religioni e nello stesso contempo dove si pongono i nuovi pilastri della civiltà da noi auspicata.
Oggi i maggiori studiosi sociali islamici avallano il concetto di un Islam statico: ciò non corrisponde alla verità e lo dimostrano le stesse madrase, in quanto all’inizio queste erano elementi delle linee di faglia poi tramutatesi in centralità musulmane. Molti degli attuali centri di irradiazione religiosa sono in condizione statica, ma a suo tempo sono stati modelli dinamici. Quindi, la nostra tesi è che oggi i centri dell’Islam sono immobili, con chiare caratteristiche di conservazione, mentre quelli di confine sono veri e propri modelli di innovazione.
Esempio ulteriore è nel mondo arabo il neocaliffato saudita, elemento religioso statico e coercizzante perché sovvenzionante, tramite i propri missionari Da'wa, i quali reprimono in molte regioni del mondo le particolari forme di credenze locali musulmane. Al contrario i sistemi degli ulama, dei sufi, degli usuliti si pongono come liberalizzanti di quelle stesse credenze locali, in virtù dell’appartenenza ad una missione che non possiede un’unica autorità ecclesiale riconosciuta.

Dobbiamo essere consapevoli che tutto ciò ben presto creerà le condizioni, all’interno dell’Islam, di un forte confronto tra le espressioni islamiche nazionali e quelle neoprofesse di tipo transnazionale. Tali situazioni sono confermate dalle nuove esigenze del musulmano moderno, il quale si riconosce nelle esigenze di un nuovo modello di comunità religiosa, quella dei valori dell’assistenza, della sicurezza e del fornire risposte adeguate ai problemi morali, politici e sociali. Da tutto ciò il mondo islamico riconoscerà la nuova eventuale autorità religiosa. Diventa facile prevedere come la centralità dei neocaliffati o degli imam classici possa trovare enormi difficoltà a dare risposte alle nuove esigenze della religione musulmana, per cui nei prossimi anni l’alto rischio che corrono è quello di contare sempre di meno.
Si deve essere consapevoli che un ruolo importante nella revisione di questa civiltà lo svolgerà la velocità e la facilità di comunicazione dei “nuovi incroci” delle linee di faglia verso l’intero universo di appartenenza. Ecco perché all’affermarsi di queste condizioni è facile prevedere un prossimo scontro di tipo luterano all’interno dell’Islam.
Il R:.S:.A:.A:. per apportare l’equilibrato progresso all’Umanità dovrà rendersi conduttore e lievito di tutte le realtà di faglia, oggi fortemente indifese, ma nel contempo capaci di un notevole riformismo religioso ampio e determinante.
E’ per questo che con la presente Allocuzione Fondativa inneschiamo un processo di trinitaria soluzione, sintetizzabile con l’affermazione di una regola aurea condivisa. Dobbiamo costruire una spirale genetica, tra una soluzione islamica incrociata con una soluzione occidentale, avente come punto di partenza e di conclusione la soluzione iniziale e finale del giglio rosacrociano della colleganza dei “dotti” nel riformismo monoteista. La soluzione islamica dovrà generarsi dalla elevazione della mobilità psicologica dei musulmani, concepita come propensione del popolo islamico alla transazione verso la modernità, senza cadere mai nella occidentalizzazione. Tale capacità di trasferimento è già embrionalmente presente in gran parte nei credenti di Maometto, ciò ampiamente riscontrato dall’elevata capacità di utilizzo delle tecnologie occidentali adoperate per amplificare le conoscenze della cultura araba. La soluzione iniziale dovrà, in tal senso, spingere a vantaggio dell’aumento della mobilità psicologica verso quella informazione delle nuove conoscenze islamiche utili per lo sviluppo del neoriformismo musulmano. Il “rinnovamento” islamico avrà successo se sarà direttamente proporzionale al suo crescere strutturale, tramite l’avvento delle “formule dell’incrocio”, rappresentate: dalle comunità musulmane di Europa, America, estrema Asia situate in paesi multireligiosi; dalle organizzazione islamiche e democratiche di partito dei paesi a maggioranza maomettana; dalla creazione di un’educazione di studi filosofici di livello superiore. Invece la sua crescita culturale sarà legata all’evolversi di modelli educativi, a formazione neofilosofica ijtihadista, basati sulla concezione di un Islam vissuto come fenomeno sociale, tutto questo dovrà tendere a sostituire le attuali leadership di pensiero, venute fuori solo da università scientifiche, che hanno sino ad oggi dimostrato l’incapacità di creare quadri dirigenti moderati e tolleranti.
A servizio di questo importantissimo obiettivo, diventa interessante ed utile, riscoprire una figura culturale, estremamente riformista, quella del pensatore modernista islamico egiziano, dell’inizio del 20° secolo, Muhammad ‘Abduh. Ancora oggi, a distanza di un secolo, il suo pensiero risulta estremamente innovatore, le sue idee sono riuscite a conciliare la scienza razionale con la Fede. Egli ha trasformato il concetto del dogma dell’Unico Dio in conferma di tale unicità come necessità della ragione e non dell’imperio, il percorso da lui adottato ha considerato la presenza sì dell’unicità di Dio e della Sua Rivelazione, ma attraverso la Sua Parola.
Secondo il filosofo Muhammad ‘Abduh l’Islam si distingue dalle altre religioni proprio grazie alla ragione che riesce ad emergere ed ad incanalare immaginazione e sentimento. A conferma di ciò, il punto di spinta della soluzione islamica dovrà divenire lo stretto rapporto tra gli intellettuali dichiarati e le istituzioni ed organizzazioni delle comunità locali.
Adesso cerchiamo di analizzare la soluzione cristiana: questa dovrà partire dalla radicale modifica del concetto di Bene Comune, in un avvento dato dall’esclusivo obiettivo della eliminazione delle discriminazioni alla Dignità Umana; deve crescere culturalmente con un cambiamento dei modelli educativi basati sulla dromologia, sulla fronesofia e soprattutto sull’ecobioumanesimo; deve svilupparsi strutturalmente, con la formazione di una classe dirigente sensibile e capace all’autoprogettazione di un sistema di ricerca intellettuale, risultante dall’incrocio elicoidale tra Pitagora, Cartesio, Galileo, Bonaventura. Questo ultimo aspetto indicato è il frutto di un lavoro che trae effetto dal “Corpus Hermeticum”, dall’incontro tra cosmo ed uomo, dalla conseguenza del sapere primordiale e dalla conoscenza della lingua adamitica.
’affermazione della soluzione iniziale-finale del giglio rosacrociano della colleganza dei “Dotti”, denominata da ora in poi soluzione solo Alfa e solo Omega, ha l’obbligo di porre il “Punto”:

) Gran Loggia del Mediterraneo, Malta capitale giuridica, la colleganza dei “dotti” monoteisti;
) La creazione di tre élite riformiste monoteiste tramite il giglio rosacrociano meridionale delle Università, da El Beida, al Cairo, a Beirut, ad Algeri, a Tangeri, ad Agadir. L’incrocio tra la soluzione cristiana, quella islamica e quella delle non assenze ebraiche dovrà avvenire all’interno della sola “alfa” e della sola “omega”, tramite il modellare di una spirale elicoidale genetica, in quanto questa nuova scienza sarà il presupposto, lo strumento e l’obiettivo della nuova civiltà “Occiorientale”.
Non ci fermeremo a ciò che abbiamo sin qui definito, per cui ci esporremo in una formulazione alchemica di questa Allocuzione Fondativa:…. esiste un punto riposto che coinvolge un perfetto incrocio tra la linea dei 7/18 sommata ai 5/18 con la linea dei 3/18 moltiplicati per due, il quale rappresenterà il tavolo dove i “Dotti” si sederanno …….!!!……. ed esiste, in un secondo punto, a 1035 miglia dal perfetto incrocio, conosciuto come luogo di lavoro dove le minoranze convivono e la cultura Asiatica orientale è percepita, un Tempio attiguo ad una biblioteca dove i “Dotti” interiorizzeranno l’incontro e l’incrocio con la spiritualità.
Sarà dalla perfettibilità del “perfetto incrocio” sommato “al secondo punto” che la colleganza dei “dotti” mediterranea-rosacrociana sceglierà e deciderà di congiungere le ali di questo nuovo giglio all’Est con la “B” dei suoi 33 gradi e all’Ovest con la “B” dei suoi 33 gradi. Questa nuova congiunzione avrà la potenzialità di affermare in modo netto e definitivo il contenimento del pericoloso espandersi della sinicità.
La nuova civiltà “Occiorientale” si fonda su una regola aurea condivisa: L’AMORE.L’AMORE nel suo significato interiore e nel suo senso filosofico è:
Per l’Ebraismo “ciò che per te è odioso non farlo al tuo simile, questa è tutta la legge, tutto il resto è commento”. Talmud Shabbat 312.
Per il Cristianesimo “che vi amiate gli uni e gli altri come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni e gli altri”. Vangelo Giovanni 13,34 , Chiave di Volta dell’Edificio della Pace.

Per l’Islam “nessuno ama finché non ama per il fratello ciò che egli ama per sé stesso”. 42^ Tradizione di An-Nawawi.
L’Ebraismo per l’amore chiede rispetto e responsabilità; il Cristianesimo chiede l’amare il prossimo ed insieme il godere di Dio; l’Islamismo dichiara che Dio conduce dalle tenebre della guerra alla luce della pace.
Con il rispetto dell’uomo, per il rispetto dell’uomo, nel rispetto dell’uomo.

In questa Allocuzione Fondativa abbiamo seguito il concetto di trasmettere la conoscenza secondo il criterio di Platone, nell’Anno Domini 2007 lo faremo secondo il criterio di Pitagora.

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