GRAN LOGGIA

DI SICILIA

RITO SCOZZESE ANTICO E ACCETTATO

GIURISDIZIONE ITALIANA


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Solstizio d’inverno

2003

 

14 dicembre 2003

Il Rito Scozzese Antico e Accettato per la Giurisdizione Italiana ha celebrato la ricorrenza del Solstizio d’Inverno affrontando la tematica “Pace e Terrorismo”. Alla iniziativa hanno aderito la Mediterranean International Grand Lodge con sede in Malta, la Gran Loggia del Mediterraneo, la Gran Loggia di Sicilia e la Gran Loggia d’Italia della Massoneria Universale. Oltre un centinaio i partecipanti, dall’Italia e dall’estero, alla manifestazione che si è tenuta nel salone di Palazzo Del Grado a Catania. Per la prima volta in Italia in una cerimonia massonica, oltre la bandiera nazionale ed europea, è stata esposta la bandiera degli Stati Uniti d’America. 

Di seguito la sintesi  delle Balaustre dei Gran Maestri presenti alla manifestazione. 

 

 

 

 

Gran Loggia di Sicilia

BALAUSTRA DEL  GRAN MAESTRO

 DELLA  GRAN LOGGIA DI SICILIA 

SALVATORE BARBAGALLO 


PACE PATRIMONIO COMUNE  DA DIFENDERE

 

Alla Gloria del Grande Architetto dell’Universo


“Il terrorismo è una guerra contro la civiltà moderna e l’Umanità. Preghiamo perché sia estirpato insieme a tutte le guerre che insanguinano il mondo e di cui non si parla. La pace non viene da sola: la invochiamo da Dio come dono, ma dobbiamo anche costruirla e, a volte, dobbiamo costruirla anche con sacrificio. Ci vuole un impegno perseverante e coraggioso, e spesso anche un impegno rischioso”. Carissimi Fratelli, le parole che ho pronunciate non sono mie. Queste parole, queste frasi costituiscono la base dell’omelia del cardinale di Firenze Ennio Antonelli, nella messa per la celebrazione della Virgo Fidelis, patrona dei Carabinieri, il mese scorso, subito dopo l’attentato a Nassiriya, in Iraq.

Non è la prima volta che alti esponenti della Chiesa prendono nette e inequivocabili posizioni sulla delicata questione della pace e del terrorismo; una questione che sembra dividere il mondo politico che tende ad assumere, comunque, determinazioni ambigue e contrastanti. In compenso, la Massoneria – in special modo quella italiana – tace, non si esprime, come se fosse un corpo estraneo alla collettività, capace solo di estraniarsi e stare sull’Aventino.

Noi non siamo Santi, né preti, e non abbiamo un pulpito, in una chiesa, dal quale trasmettere ai fedeli un qualsiasi “messaggio”. Non siamo sacerdoti che impartiscono benedizioni, o assolvono dai peccati all’interno di un confessionale coloro che sbagliano. Noi da laici, ognuno con la propria fede, crediamo in una Entità Suprema, il Grande Architetto dell’Universo, e abbiamo giurato di porci al servizio dell’Umanità e della Patria in nome della Libertà, della Fratellanza e Eguaglianza. Abbiamo giurato, altresì, di combattere la tirannia, sotto qualsiasi forma essa si presenti. Ma la Massoneria di fronte ad avvenimenti che stanno sconvolgendo il mondo, tace. E’ come se la Massoneria stesse abdicando al suo ruolo. Siamo colpevoli del peccato di “indifferenza” verso ciò che ci circonda: non ci scuotono le bombe, né le ingiustizie. Magari ci riempiamo la bocca della parola “pace”, senza però muovere un solo dito per difendere quel che c’è da difendere, o per costruire quel che c’è da costruire, che è tanto.

Non è questa la sede per effettuare un’approfondita analisi sul perché dell’immobilismo della Massoneria in riferimento ai fatti quotidiani: ci limitiamo a denunciare questo stato di cose, per dire, soprattutto, che è necessario uscire dagli equivoci e dalla condizione di comodo opportunismo, aspettando (o sperando) che altri facciano ciò che noi stessi non siamo disposti a fare.

Sicuramente, denunciamo pure la mancata assunzione di responsabilità verso una società che, noi Massoni, dovremmo essere in grado di indirizzare nel Bene comune dell’Umanità intera.

Nella ricorrenza del Solstizio d’Inverno, quando il sole, disceso al suo ultimo grado di abbassamento, sembra morire e spegnersi vinto dalle tenebre, desidero rammentare un passo della Dichiarazione di Principi, approvata dal Convento dei Supremi Consigli Confederali riuniti a Losanna nel settembre del 1875: “Per innalzare l’Uomo ai suoi occhi, per renderlo degno della sua missione sulla terra, la Massoneria pone come principio che il Creatore supremo ha dato all’Uomo come il Bene più prezioso, la Libertà. La Libertà, patrimonio dell’Umanità tutta intera, raggio così luminoso che nessun potere ha il diritto di spegnere o di offuscare, che è la fonte di ogni sentimento d’onore e di dignità”.

Questo Bene prezioso, che è di tutti, viene aggredito: tante guerre nel mondo, poche, pochissime quelle conosciute, la maggior parte consumate contro popolazioni inermi che vengono immolate senza che una parola venga spesa dai mass media, perché non “fanno notizia”. Il perché quei morti senza nome ogni giorno in vari angoli del mondo riempiono fosse comuni non interessa a nessuno.

Don Beniamino Natale, parroco della chiesa di Santa Maria dell’Arco a Pontepersica, a Castellammare di Stabia, all’indomani della strage di carabinieri, soldati e civili italiani, ha esposto da una finestra della sua parrocchia due bandiere: il vessillo degli Stati Uniti e il Tricolore: “Non ne possiamo più di gente che espone l’arcobaleno della pace e che marcia in cortei sotto i vessilli rossi. Vogliamo la pace, ma quella autentica, frutto della giustizia”, ha dichiarato. Don Beniamino Natale è stato ritenuto subito un “prete fascista”. Le opinioni devono essere a senso unico, in caso contrario c’è anche il rischio di essere additati come reazionari o guerrafondai.

E’ vero che ogni medaglia ha due facce diseguali, ed è appunto per questo che uno dei principi della Massoneria è la tolleranza. Purtroppo, anche la tolleranza oggi è a senso unico.

Non vogliamo perderci o (ancor peggio) dietro le parole, spesso facile tentazione per non arrivare al concreto.

Ricordiamo che avevamo previsto lo scenario attuale con molti anni di anticipo, e che uno dei motivi della costituzione della Gran Loggia di Sicilia e della Gran Loggia del Mediterraneo era quello di incidere nella realtà di questa area, epicentro di conflittualità che si è enormemente allargato. Siamo stati in grado di dimostrare la centralità e la indispensabilità della Sicilia in un qualsiasi movimento – positivo o negativo – all’interno dell’istituzione massonica nazionale. Non ci arroghiamo diritti che non ci appartengono, ma sicuramente vogliamo imporre la volontà di essere protagonisti del destino che riguarda il futuro dell’istituzione e della società in cui essa agisce. Con altrettanta franchezza abbiamo messo in evidenza i pericoli cui si andava incontro.

Nella “lettera aperta a tutti gli Uomini Liberi”, inviata a migliaia e migliaia di Massoni in tutto il mondo, nel lontano 1996, scrivevamo: “All’interno di ogni popolo nuove differenze e nuove discriminazioni sopravvengono a emarginare troppi esseri umani. Rinascono e si diffondono antichi e mai sopiti integralismi propinatori di “verità” affermate al calore di rinnovati e devastanti roghi”. A fronte di questi pericoli – l’11 settembre del 2001, giorno dell’attentato negli Stati Uniti, era ancora molto lontano – individuavamo nel Mediterraneo un “mare di pace, luogo in cui possa maturare la tendenza a far prevalere ciò che unisce in uno spirito di Fratellanza universale”. E’ vero, i tempi sono mutati, le situazioni globali si sono deteriorate forse al limite della rottura. I presupposti, però, siamo convinti che restano validi. Il nostro cammino, pertanto, prosegue sulla stessa linea, ma al nostro bagaglio si deve aggiungere la consapevolezza di una “scelta”: tra l’acquiescenza verso chi sostiene che la “pace” possa essere raggiunta solo manifestando nei cortei (di parte e che non costano altro che l’investimento di qualche ora di tempo), l’esposizione da una finestra di una bandiera arcobalenata (che costa ancor meno), o tra l’assunzione della responsabilità di un impegno che non si limiti alla semplice enunciazione di un principio. Per Noi la scelta è chiara. 

Non è tempo di sofismi: se le aree di pericolo si allargano sino alla soglia di casa nostra, a chi ci aggredisce non possiamo offrire un ramo d’ulivo. Ci ritroveremmo egualmente spiaccicati in pezzi sul pavimento di casa e il nostro, eventuale, sacrificio non sarebbe servito a nulla. Al fanatismo non si può rispondere con un invito a prendersi una fumante tazza di the per discutere sul sesso degli angeli. La Pace, la Libertà, la Giustizia vanno difese.

Siamo Massoni e dobbiamo avere la capacità di trovare gli strumenti idonei per aprire un dialogo con quanti vogliono costruire un futuro rigenerato dallo spirito della Fratellanza. Contemporaneamente dobbiamo supportare gli sforzi che compiono tutti coloro che in vari Paesi del mondo dove la popolazione è oppressa dalla tirannia, si stanno adoperando, con sacrificio, per riportare la democrazia e condizioni di vivibilità accettabili. Dobbiamo, dunque, supportare (come, si vedrà) le Forze di pace dell’Onu; dobbiamo essere vicini a quanti (anche con l’uso delle armi) vogliono portare e mantenere la Libertà e la Giustizia nei Paesi che Libertà e Giustizia non hanno.

Parlo a titolo personale: se quanto detto viene interpretato come una posizione filoamericana, non me ne dolgo. Di etichette ne abbiamo avute messe tante e certo questa non ritengo che mi disonori. La nostra presa di posizione, specifico, va ben oltre i “filo” questo o quello: se oggi vedessi Violante scendere in campo aperto (e non con parole) contro un Saddam, o un Bin Laden, e riconoscesse, convinto e non per opportunismo, i crimini del passato regime sovietico, personalmente non tarderei ad autoetichettarmi “filo” Violante.

Battuta a parte, concludo.

C’è la necessità che la Massoneria italiana faccia sentire la sua voce. Sappiamo bene che le Gran Logge cosiddette storiche non lo faranno. Resta, pertanto, la nostra parte di assunzione di responsabilità e di azione.

Per quanto ci concerne, studieremo i sistemi adeguati affinché le Gran Logge dei Paesi del Mediterraneo possano incontrarsi e, in un dialogo aperto, confrontarsi e trovare percorsi comuni per costruire insieme la “base” di una pace futura, di una “pace” che oggi, realisticamente, appare soltanto utopia. I Massoni, per loro natura, non sono pessimisti: sanno essere operativi rimanendo nel solco della tradizione millenaria.

Gran Loggia del Mediterraneo

 

BALAUSTRA DEL GRAN MAESTRO

 DELLA GRAN LOGGIA DEL MEDITERRANEO

CARMELO MAUGERI 


I DOVERI VERSO L’UMANITA’

 

 

Alla Gloria del Grande Architetto dell’Universo


Gli ultimi avvenimenti che hanno sconvolto il mondo e le nostre coscienze di Uomini Liberi, hanno reso necessario in noi tutti un momento di riflessione.

Le morti di cui ogni giorno ci parlano i “media” hanno spinto le nostre coscienze massoniche a chiederci cosa rappresentiamo oggi e quali responsabilità abbiamo verso questa Umanità che abbiamo giurato di aiutare a prezzo di qualsiasi sacrificio.

In questo momento - e crediamo di non essere in errore - nessuno è in grado di prevedere quale svolta prenderà il futuro: nessuno è pronto, o preparato, ad affrontare i radicali cambiamenti verificatisi sin dall’inizio del Novecento, e che sono ormai in corsa precipitosa da qualche decennio a questa parte. Quanto accaduto nei secoli precedenti non costituisce un metro valido per commisurare gli avvenimenti dell’oggi: l’inevitabile affermarsi e radicarsi della globalizzazione, figlia di una tecnologia forse più avanti delle stesse potenzialità umane, ha colto tutti alla sprovvista. Anche gli stessi analisti hanno finito con l’ammettere che la discontinuità e la continua variabilità dei parametri provoca errori nelle valutazioni. Questo è un fenomeno che si è avvertito maggiormente dalla fine della guerra fredda, avvenuta nella totale inconsapevolezza di chi si è ritenuto vincitore, e il risultato è la “confusione” socio-politica-economica (per non parlare di caos) che ne è seguita. Gli analisti e i consiglieri politici dei due blocchi precedentemente contrapposti - Usa e Urss -- non sono stati in grado di configurare lo scenario di un nuovo ordine mondiale. La conclusione di un conflitto epocale, alla fine, si è trasformata in una occasione mancata per il raggiungimento di una «pace» tanto agognata, per la determinazione di equilibri stabili. Da quel momento, e paradossalmente, gli Usa, vincitori di quel conflitto sotterraneo, sono rimasti «isolati» perché fin troppo temuti per la potenza - non solo militare, ovviamente - che ampiamente avevano dimostrato di possedere nel controllo delle conflittualità dilaganti.

Lo spirito «antiamericano», come contestazione di una filosofia della Democrazia non accettata aprioristicamente, è cresciuto in maniera esponenziale, scatenando una contrapposizione che spesso non ha motivazioni logiche alla base, ma solo interessi politici ”pilotati” e divulgati in certe fasce delle nuove generazioni, quelle che si autodefinisono “no-global”.

Anche il terrorismo scaturisce da questa sorta di odio “inconfessato e inconfessabile”, e i risultati sono stati devastanti, soprattutto dall’11 settembre del 2001, data che non potrà mai essere cancellata perché da allora tutto, nel mondo, è “ufficialmente” cambiato.

Quel che resta di possibili (o «impossibili») ideologie viene strumentalizzato per scontri che di ideologico hanno ben poco. Stesso discorso per il terrorismo che viene ammantato di religione, là dove nessuna religione in quanto tale predica la violenza e la sopraffazione dell’uomo sull’uomo in nome di una «divinità».

Non essendoci più «veri» conflitti fra Stati, la contrapposizione si pone come elemento di contrasto tra «bene» e «male» in relazione a chi accetta o rifiuta un certo tipo di sistema. In queste condizioni definire e raggiungere una posizione «equilibrata», se non «giusta» (la medaglia ha sempre due facce) diventa estremamente improbabile, e di certo un qualsiasi compromesso non risolve ma dilata ulteriormente le problematiche. La «guerra», da una parte o dall’altra, diventa inevitabilmente a senso unico: trovare, in queste condizione, la «ragione» è semplice utopia. 

Siamo in un «mondo a rischio» perché le scelte di campo possono essere effettuate solo in base all’appartenenza ad una società, ad un tipo di cultura, di «civiltà» cui non si può rinunciare pena, addirittura, la perdita della propria identità. E il discorso, ovviamente, non può essere a senso unico. 

Ecco, il terrorismo in questa situazione di enorme confusione, trova la sua vitalità, la sua energia dirompente, forte dalla circostanza che, non provenendo da una guerra aperta fra Stati, tende a colpire tutto e tutti coloro che rappresentano quella società, quella cultura, quella “civiltà” che può avere rappresentato una egemonia complessiva. Il terrorismo è la guerra di tutti contro ciò che ha rappresentato, anche se mai completamente consolidato, il baluardo della libertà contro le tirannie, che ha rappresentato e rappresenta il confine tra la democrazia e il dispotismo. 

Pace e guerra, amore e odio, bianco e nero ,è su questi dualismi che si è, purtroppo, fondato l’equilibrio che ha regolato i rapporti fra i Paesi del nostro mondo. Con la caduta di tante barriere, con la fine di ideologie che avevano irretito le genti, era nata la speranza, una grande aspettativa di serena e civile convivenza fra gli uomini; a sconvolgere tutto ciò, ora, azioni criminose pretestuosamente in nome di religioni, ma nessuna religione predica l’odio. Così, invece di parlare di pace e fratellanza, sono rinati antichi e mai del tutto sopiti integralismi. 

La Massoneria, in un simile contesto, è l’unica istituzione che può permettersi di essere positiva proprio perché è universalmente riconosciuta come una forza che unisce e affratella; perché, per sua natura, fin dai tempi di re Salomone, è depositaria di quei principi che le hanno consentito di essere al di sopra delle contese e che ha sacrificato molti dei suoi Figli in nome della pace e della libertà dei popoli. 

I Massoni di tutto il mondo in questo momento sono in allarme a causa della forza distruttrice del terrorismo che sta sconvolgendo il mondo e i deboli equilibri su cui si fonda la pace in quei Paesi che furono la culla di tutte le civiltà e il principio di tutte le culture. Oggi questi luoghi stanno diventando delle palestre per migliaia di giovani diseredati che ottenebrati da falsi profeti, vengono trasformati in nemici di ogni democrazia. 

Quando anni fa venne fondata la Gran Loggia del Mediterraneo, dopo aver compiuto un’approfondita analisi della situazione del bacino del Mediterraneo, ci eravamo convinti che la Massoneria poteva dare un consistente contributo alla costruzione della pace in un’area caratterizzata da forti contrasti, con popoli, culture e aspettative di diversa natura. In quei giorni solo il conflitto Israelo-Palestinese affliggeva i territori del vicino Oriente: ebbene fummo fra i primi a sostenere che se non si fosse riusciti a soffocare quell’incendio che si protraeva da anni e che rischiava di allargarsi, tutta quell’area sarebbe diventata una polveriera il cui scoppio avrebbe colpito nazioni distanti anche migliaia di chilometri. 

Avevamo visto giusto: l’anima del terrorismo è stata esportata in parecchi Paesi. Si uccide e si massacra, si attenta alla vita di innocenti, si attenta contro quei governi democratici che stanno cercando di opporsi, forse anche con sistemi non idonei, al suo diffondersi. 

Cari fratelli, oggi sento il dovere massonico di trasmettervi queste mie paure e questi miei timori, ma contemporaneamente desidero assieme a Voi essere propositivo. Non è più tempo di stare a guardare in maniera inerte: il nostro compito è di contribuire, con tutti i mezzi che abbiamo, a risvegliare innanzitutto le coscienze dei Fratelli sparsi su tutta la superficie terrestre, e riportarli all’assunzione delle responsabilità delegate, fino ad oggi, ad altri. La Massoneria, quale unica forza sovranazionale, ha il dovere morale di proporsi quale elemento pacificatore in quest’area travagliata. 

Dobbiamo prepararci ad assolvere ai nostri compiti istituzionali.

 

 

Mediterranean International Grand Lodge


BALAUSTRA DEL GRAN MAESTRO VICARIO

DELLA MEDITERRANEAN INTERNATIONAL GRAND LODGE


Di Mauro Salvatore

 

QUALI EQUILIBRI  FRA OCCIDENTE E ORIENTE?


Alla Gloria del Grande Architetto dell’Universo

 

E’una tematica, quella della pace e del terrorismo che oggi stiamo affrontando, oltremodo delicata, ma inevitabile da trattare per Noi che intendiamo avere un ruolo attivo (quale che sia), e non limitarci ad osservare dall’esterno come se la questione appartenesse ad altri.

E’ una tematica che ci impegna direttamente e dobbiamo dimostrare già a Noi stessi – a noi tutti – che la nostra aggregazione di Uomini Liberi non è un sodalizio dove si parla per mettersi in mostra, ma una Istituzione che in passato ha dato molto alle collettività di tutto il mondo, e che oggi intende riappropriarsi dei suoi Doveri, purtroppo e fin troppo disattesi da Vertici nazionali e internazionali.

Da anni siamo stati consapevoli che era necessaria una svolta e Noi, per quanto attiene alle nostre responsabilità, la “svolta” l’abbiamo dato, e ora stiamo cercando di focalizzare le “possibili” azioni per contribuire con le nostre forze (e non potremmo fare, oggettivamente, più di tanto) al rinvigorimento delle iniziative che, da più parti, si portano avanti per il raggiungimento di equilibri stabili. Non osiamo pensare che nell’immediato futuro si possa ottenere più di tanto: equilibri stabili. La Pace, nelle condizioni in cui si trova il mondo intero oggi, ed è inutile nasconderselo, resta un sogno, una chimera, se pure deve restare l’obiettivo finale.

La nostra Balaustra tende a sottolineare alcuni aspetti della tematica indicata, ispirata e rapportata al pensiero di un Fratello, René Guénon che, sicuramente in tempi non sospetti, oltre trent’anni fa, scrisse sulla “Crisi del Mondo Moderno”.

René Guénon non aveva facoltà divinatorie, ma grande facoltà di analisi prospettica, avendo perfettamente individuato il percorso che avrebbero, inevitabilmente, effettuato gli avvenimenti del secolo appena trascorso, e quali scenari si sarebbero potuti aprire nel futuro. Diciamo subito, comunque, che Noi non riporteremo pedissequamente il pensiero di Guénon, ma che da esso traiamo soltanto spunto.

Che si possa parlare di una crisi del mondo moderno, è cosa che i più non mettono in dubbio, ma che anche non osano ammettere. Per la forza stessa degli avvenimenti, certe illusioni, o speranze, chiamatele come volete, si sono dissipate. Personalmente, anche se la mia natura non è pessimistica, non ritengo che questa crisi serpeggiante da anni, e che potrebbe giungere al punto di “non ritorno” in tempi non prevedibili, possa produrre effetti positivi. Da questo punto di vista la nostra opinione è in contrasto con quella di Guénon che, nel registrare questa “crisi del mondo moderno”, vedeva “l’indizio di una possibilità di rettificazione della mentalità contemporanea, qualcosa che appare come una debole luce in mezzo al caos attuale”. A nostro giudizio la crisi ha provocato e continua a provocare degenerazioni del vivere civile, ha provocato e sta provocando “debolezze” pericolose in tutti i più importanti apparati che hanno retto, se pur in maniera instabile, gli equilibri. Quegli apparati di Stato che, se pur negli errori e nelle difficoltà, hanno evitato che il mondo si potesse sciogliere nella grande bufera nucleare, che non avrebbe lasciato sopravvissuti. Quegli apparati hanno “retto” gli urti all’interno di una crisi che ha toccato, in maniera vistosamente visibile, anche i profondi gangli della società.

Avere chiara questa visione, che da anni il mondo moderno subisce una crisi che forse è giunta al suo punto critico, a nostro avviso, può far comprendere come sta degenerando l’eterna contrapposizione tra Oriente e Occidente in qualcosa che né gli apparati degli Stati dell’Oriente, né gli apparati degli Stati dell’Occidente possono controllare pienamente, come dimostrano i fatti che abbiamo quotidianamente sotto gli occhi.

Ecco perché è mia opinione che parlare di Pace è semplicistico e utopistico; che il “parlare” già di per sé stesso è un modo di porsi superato; che le manifestazioni dei “no global” dovrebbe essere guardate come evidenti strumentalizzazioni che hanno lo scopo di accrescere crisi e caos.

Alcuni studiosi sono giunti persino a negare che la stessa divisione dell’Umanità in Oriente e in Occidente corrisponda ad una realtà: ciò, allo stato attuale più che mai, non può essere messo in dubbio.

Anzitutto, e su questo punto la mia opinione coincide con quella di Guénon, che esista una civiltà occidentale, comune all’Europa e all’America, è un fatto su cui tutti sono d’accordo, quale che sia il giudizio circa il valore di questa civiltà; per l’Oriente la questione è meno semplice perché di civiltà orientali ne esistono parecchie, non una soltanto. La domanda da porsi a questo punto è questa: è già in corso lo “scontro” fra queste civiltà? A questo interrogativo è legato un altro quesito: è già in corso uno “scontro” fra religioni?

Che non vi appaia semplicistica la nostra risposta: siamo dell’avviso che ci siano, come detto, delle strategiche strumentalizzazioni per fare apparire le attuali conflittualità come guerre fra civiltà diverse o fra religioni diverse. Che l’ultra miliardario Bin Laden animi il suo terrorismo prezzolato in nome di una religione. Le civiltà non producono scontri, ma confronti; nessuna religione predica gli stermini e le morti indiscriminate.

Per questi motivi condanniamo apertamente il terrorismo sotto tutte le forme in cui si manifesta. Un terrorismo che ha molti padri, e che trova facile accesso per la vulnerabilità in cu si trovano tutte le civiltà attraversate dalle crisi. Ecco perchè diciamo a chiare lettere che stiamo dalla parte di chi combatte il terrorismo: perché stiamo dalla parte di chi oggi – a costo di qualsiasi prezzo – si batte contro ogni forma di tirannia.

E ci avviamo alla conclusione.

Insieme abbiamo fatto nascere la Mediterranean International Grand Lodge affinché fosse una Istituzione Massonica che avesse la sua ragion d’essere oltre i confini dell’Italia, in uno Stato, Malta, posto in un’isola al centro di un Mediterraneo considerato da sempre “Culla della Civiltà”. La Mediterranean International Grand Lodge è stata creata in questo sito affinché assumesse le connotazioni di una Istituzione libera da vincoli territoriali originari, con la precisa finalità di unire gli Uomini Liberi che vivono in quest’area geografica oggi fortemente travagliata, per potere costituire un “ponte” fra Occidente e Oriente in grado di superare tutti gli steccati dell’incomprensione umana e della intolleranza. Un baluardo alle crisi di tutte le forme e nature posto a Malta, una Terra che ha rappresentato e rappresenta il crocevia della tolleranza, dove insieme si sono ritrovati e si ritrovano a convivere pacificamente uomini di culture diverse, di religioni diverse.

E’ da Malta che partiranno le nostre iniziative tendenti a dare un contributo concreto nella ricerca degli equilibri fra i Paesi del Bacino del Mediterraneo.

Forse siamo velleitari, ma Noi Massoni – Massoni che crediamo nell’Arte del costruire – ci muoviamo con questo spirito, nella piena consapevolezza dei sacrifici che si dovranno affrontare, dei rischi che si dovranno correre.

Riteniamo che è possibile “ritrovare” un equilibrio fra Occidente e Oriente: questo obiettivo si può ritrovare ricreando le condizioni di un dialogo “possibile”. E’ questa la strada che Noi intendiamo percorrere.

I nostri lavori hanno avuto lo scopo di tracciare alcune linee-guida espresse dai Gran Maestri della Gran Loggia di Sicilia, della Gran Loggia del Mediterraneo, della Gran Loggia d’Italia della Massoneria Universale, e dal Sovrano Gran Commendatore del R:.S:.A:.A:., e non costituire uno scambio di opinioni tra gli stessi componenti del nostro Corpo Massonico. Ai Fratelli tutti, in ogni ordine e grado, le riflessioni opportune. Quelle espresse, in maniera chiara, sono le linee-guida.

I fatti socio-politici che stanno mutando il mondo hanno portato a questa tornata: non ci sono vie parallele da seguire. 

Il cambiamento nelle società avviene in modo troppo rapido e veloce, lo scenario del futuro è stato delineato altrettanto chiaramente. 

Noi opereremo in modo tale che si ritrovino i momenti di Unione fra le Gran Logge dei Paesi del Mediterraneo, senza trascurare nulla che possa portare a momenti di incontro anche con i Corpi istituzionali nazionali. 

Siamo convinti che è soltanto lo spirito della Fratellanza Universale che possa far superare la “crisi” che il mondo sta attraversando: Noi faremo la nostra parte e non staremo a guardare passivamente. 

Siamo convinti che il Mare Mediterraneo possa essere ancora Culla di civiltà e non asilo del terrorismo. Ci adopereremo per fare superare le contraddizioni esistenti, nel tentativo di far superare gli ostacoli che si frappongono alla pacifica convivenza fra i popoli. 

Siamo convinti che dalla Massoneria dei Paesi del Mediterraneo possa scaturire la proposta di una Pacificazione: una proposta che deve necessariamente trasformarsi in realtà concreta. 

Ci prefiggiamo di organizzare per la primavera del prossimo anno una convention, da tenersi a Malta, delle Gran Logge dei Paesi del Mediterraneo, e ciò affinché i propositi non restino solo propositi, ma si possano trasformare in iniziative concrete. 

 

 

 

 

 

 

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